“Lazzaro” – Leonid Andreev

Non aveva occhi per piangere, non aveva occhi per ridere, né per posarsi lieti sull’ amata, né per mirare il sole, né per mirare la luna, non aveva occhi per osservarsi né per interrogarsi, non aveva occhi per scrutare il mare, né per esplorare le lontane distese, non aveva occhi che scorressero su le scritte parole, né aveva occhi che apprendessero da le scritte parole, né aveva occhi che si aprissero sul giorno così come che si chiudessero sulla notte, non aveva occhi per specchiarsi nella luce, né per specchiarsi in ciò che limpido è, non aveva occhi di bambino né per chi bambino è, né occhi di antico sapiente aveva, né aveva occhi innocenti, né occhi colpevoli, né stanchi né forti, né saggi né ignari, aveva solo occhi fissi nel Vuoto Orrore dell’Infinito.

Raffaele

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“Il giunco mormorante” – Nina Berberova

Vi può essere, ad una prima lettura de “Il giunco mormorante”, l’impressione di muoversi dentro un vuoto, l’impressione cioè di qualcosa di inafferrabile trasmessoci da quel senso di etereo, di incorporeo, di impalpabile che lo pervade. Come venissimo sfiorati da un soffio esile e sottile.  Continua a leggere

“Lolita” – Vladimir Nabokov

Lolita è un nome ormai entrato nel linguaggio comune come sinonimo di ragazzina sessualmente precoce e provocante, disinibita e maliziosa. Ma da neologismo usato per indicare un fenomeno di costume e un modello sociale Lolita è divenuto progressivamente un nome di richiamo adoperato nel “marketing” della nostra contemporaneità per gli usi più svariati finendo così per allontanarsi dalla sua matrice originaria da quello, cioè, che lo ha ispirato e reso così potentemente evocativo, imponendolo nel nostro immaginario collettivo. Perché il merito della fama del nome Lolita e del suo essere divenuto un moderno simbolo di un modo di essere risiede tutto in quel grande romanzo che è stato ed è “Lolita” di Vladimir Nabokov. Continua a leggere

“Storia di un manichino di parrucchiere” – Aleksandr Cajanov

Narrativamente deliziosa, sottilmente ambigua, non esente da una sua certa perversità e da una buona dose di eros e thanatos questa “Storia di un manichino di parrucchiere”, che è la prima di un ciclo di cinque novelle “fantastiche” scritte da Aleksandr Cajanov e pubblicate in un arco di 10 anni dal 1918 al 1928. Continua a leggere

“La nave bianca” – Cingiz Ajtmatov

Baudelaire nel suo celebre saggio sulla “Morale del Giocattolo” afferma: “Tutti i fanciulli parlano ai loro giocattoli; i giocattoli diventano attori nel grande dramma della vita, miniaturizzato dalla camera oscura del loro cervellino. I fanciulli con i loro giochi danno prova della loro grande capacità d’astrazione e della loro alta facoltà immaginativa. Giocano persino senza giocattoli.” E questo è anche quello che fa il protagonista de “La nave bianca”, anche lui un fanciullo. Continua a leggere

“La morte di Ivan Il’ic” – Lev Nikolaevic Tolstoj

“La morte di Ivan Il’ic” ritengo lo si possa definire come la descrizione di un’ ”epopea dello smarrimento”. Perché un senso di smarrimento pervaderà via via, sempre più angosciosamente, la vita di Ivan Ilic (I.I.) , smarrimento contro il quale egli strenuamente lotterà, letteralmente fino alla morte, come in un vero e proprio epos. Un epos quindi tragico e disperato, ma di cui avrà tutta la tipicità, l’enfasi e l’andamento. Continua a leggere

“Il monaco nero” – Anton Cechov

Fulminante questa parabola cechoviana giocata, in prima istanza, sulla dicotomia normalità/follia, ma leggibile anche in base ad altre opposizioni, quale quella tra creazione e inibizione, la quale, a sua volta, rimanda al conflitto tra libertà e controllo, il quale, secondo me, è quello fondamentale e fondante di questo racconto. Continua a leggere

“Il giocatore” – Fedor Dostoevskij

“Quando conosce Dostoevskij, Anna [ Anna Grigor’evna che diventerà poi sua moglie ] ha vent’ anni, mentre lo scrittore ne ha quarantacinque. D. si sta affermando come romanziere – sta uscendo Delitto e castigo a puntate sul Messaggero Russo – ma è in un momento molto critico a causa di un contratto capestro con l’editore Stellowskij. Se non consegna un racconto lungo entro il primo novembre 1866, perde tutti i diritti sulle opere future per dieci anni. E intanto deve continuare Delitto e castigo. E’ all’ inizio di ottobre che, disperato, ascolta il consiglio degli amici di prendere una stenografa e dettare anziché scrivere. Così detta ad Anna e in ventisei giorni è pronto Il giocatore, in tempo per sfuggire all’ editore bandito” (“Anna G. Dostoevskaja: il tempo, la società” di Donatella Borghesi p. VI – in Anna G. Dostoevskaja –  “Dostoevskij mio marito” – Bompiani – 1977) Continua a leggere