Pressata dal bisogno di tenere lontano da sé il Duca di Nemours per non cadere vittima del sentimento che ella prova per lui e per cercare di impedire ogni possibile contatto che vi potrebbe essere tra loro, la Principessa chiede al marito di trasferirsi in una loro residenza di campagna “…fatta costruire di recente”, adducendo come motivo un generico stato di malessere. E pur contrastando, agli occhi del marito, tale motivazione con l’evidente e fulgida bellezza che ella più che mai promanava, egli acconsente e l’accompagna in quel di Coulommiers, sede di quella loro residenza. E lì giunti quel desiderio di solitudine e di lontananza dalla corte, che la Principessa così insistentemente persegue e manifesta, appare ancor più evidente e ciò insospettisce il Principe che ne chiede espressamente ragione alla moglie: “<<Ah, signora,>> gridò il Principe di Clèves <<il vostro accento, le vostre parole mi fanno capire che avete delle ragioni per desiderare di essere sola; io le ignoro; e vi scongiuro di dirmele!>>”
E sarà proprio in questo frangente che ella, messa alle strette dall’insistenza del marito, metterà in pratica quello che lei stessa si era prefigurata, avverrà cioè, da parte della Principessa, la fatidica “confessione” che costituirà uno dei momenti più altamente drammatici e dolorosi ma, al tempo stesso, più commoventi e “poetici” di tutto il romanzo. Perché per entrambi il prodursi di una ferita lacerante convivrà con una reciproca delicatezza e amorevolezza. Se infatti la Principessa percepisce, soffrendone, tutta l’intima violenza che ella fa al marito nell’avergli fatto intendere, oltretutto con un silenzio il cui non detto dirà più delle parole, che nel suo cuore vi è un altro uomo, il marito, a sua volta, proverà un’infelicità tremenda che lo getterà “…fuor di se stesso”. Tuttavia non vi sarà in nessuno dei due accanimento nei confronti dell’altro.
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