“Dalle nove alle nove” – Leo Perutz

Per tutta la vita non mi sono liberato dalla Praga della mia giovinezza. Ho inseguito sempre il fantasma del ghetto praghese cercandolo dappertutto.”

Queste parole furono pronunciate da Leo Perutz poco prima di morire e Marino Freschi nel riportarle nella sua postfazione ad uno dei più famosi romanzi di Perutz : “Di notte sotto il ponte di pietra”, si sofferma sul rapporto che Perutz ebbe con Praga sottolineando “… il magnetismo esercitato da Praga che l’autore pur abbandonò da adolescente, ma che lo continuò ad attrarre per tutta la vita con misteriosa energia.” (1) Questo dato biografico ma, soprattutto, esistenziale è importante per comprendere non solo l’opera di Perutz nel suo insieme ma anche “Dalle nove alle nove” che, uscito nel 1918, costituì il primo grande successo editoriale di Perutz.

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“In cerca di frasi vere” – Ingeborg Bachmann

Ingeborg Bachmann – “In cerca di frasi vere” – Colloqui e interviste a cura di Christine Koschel e Inge von Weidenbaum – Introduzione di Giorgio Agamben – Traduzione di Cinzia Romani – Laterza – 1989

Riservata, scontrosa, per alcuni addirittura inavvicinabile, Ingeborg Bachmann, uno dei massimi esponenti della letteratura del nostro tempo, è stata sempre poco propensa a raccontare se stessa e a svelare i meccanismi occulti del suo lavoro. Nella trenta interviste raccolte in questo volume e che vanno dal 1953 al 1973 (l’anno della sua morte), l’autrice va alla ricerca delle frasi vere, quelle che sanno cogliere il senso profondo della vita, e che più di frequente sono presenti nella poesia, nella letteratura” (Dalla quarta di copertina)

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“Microliti” – Paul Celan

Paul Celan – ““Microliti” Aforismi, abbozzi narrativi e frammenti di poetica” – Traduzione, Premessa e Note di Dario Borso – Mondadori. Collezione Lo Specchio – 2020

…<<Microliti sono, pietruzze appena percepibili, lapilli minuscoli nel tufo denso della tua esistenza – e ora tenti, povero di parole e forse già irrevocabilmente condannato al silenzio, di raccoglierli a cristalli?>>. Così scriveva a se stesso Paul Celan nel 1956.

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“Troppo buoni con le donne” – Raymond Queneau

“Troppo buoni con le donne” è uno dei due “romanzi irlandesi” scritti da Queneau, l’altro è “Il diario intimo di Sally Mara”, che sono, entrambi, un omaggio a James Joyce, da Queneau profondamente ammirato. Ambientato a Dublino durante un moto insurrezionale del 1916 “Troppo buoni con le donne” è una farsa comico-erotica, che si legge d’un fiato. La vicenda sottilmente misogina e a luci rosse produce uno sconcertante straniamento in quanto ribalta il cliché dei rivoltosi eroicamente dediti alla loro causa i quali saranno resi imbelli da una spregiudicata quanto “ardita”, in tutti i sensi, signorina inglese che, con il suo sex-appeal straripante, li “smonterà” da tutti i punti di vista. Ironia e sarcasmo sopraffini, capacità allusive, uso della metafora, linguaggio crepitante, battute fulminanti e una Dublino da operetta fanno di “Troppo buoni con le donne” uno dei romanzi più divertenti di Queneau.

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“Una sola moltitudine” – Fernando Pessoa

Fernando Pessoa – “Una sola moltitudine” Volume primo – A cura di Antonio Tabucchi – Traduzioni di Rita Desti, Maria José de Lancastre e Antonio Tabucchi – Di Antonio Tabucchi è anche il titolo del volume e il lungo e articolato saggio introduttivo – Adelphi – Prima edizione 1979

Pessoa…più che uno scrittore fu un’intera letteratura. Si immagini infatti un Paese (il Portogallo) che vive per vent’anni (dal 1914 al 1935) un’età dell’oro della letteratura: poeti, saggisti, prosatori, dalle fisionomie inconfondibili e a volte incompatibili, tutti però di altissima qualità, vi operano insieme, si incontrano, si scontrano. Uno sperimentatore violento e straripante, suscitatore di avanguardie, come Alvaro de Campos, un desolato nichilista come Bernardo Soares, un poeta metafisico ed ermetico come Fernando Pessoa, un neoclassico come Ricardo Reis e, dietro a tutti, un maestro precocemente scomparso: Alberto Caeiro. Ebbene: tutti questi autori, tutte queste opere, tutti questi destini furono <<una sola moltitudine>>, perché nascevano tutti dall’invenzione dissociata e proliferante di una sola persona, l’anagrafico Fernando Pessoa, oscuro impiegato di una ditta di Lisbona…E quelli che abbiamo citato sono solo i più importanti fra gli scrittori “inventati” da Pessoa: finora i suoi manoscritti hanno rivelato tracce e frammenti di ventiquattro autori. <<Sii plurale come l’universo>> sembra essere stato l’imperativo unico di Pessoa.” (Da “I risvolti di copertina”)

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“Requiem” – Antonio Tabucchi

“Requiem” è un romanzo volutamente portoghese. Dico volutamente non solo perché è lì in Portogallo e, in particolare, a Lisbona che Tabucchi lo ambienta. Non solo, inoltre – cosa ancor più significativa – perché è in portoghese che Tabucchi lo scrive. Ma lo è, soprattutto, perché con “Requiem” Tabucchi dà riconoscimento e, al tempo stesso, esprime riconoscenza a ciò che il Portogallo ha per lui rappresentato e insieme gli ha dato.

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“I racconti di Pietroburgo” – Nikolaj Gogol’

Francesco Orlando, ne “Il soprannaturale letterario. Storia, logica e forme”, in cui sono raccolte una serie di sue “lezioni” sul concetto di “soprannaturale letterario” con cui amplia le precedenti teorie sul “fantastico”, ci fornisce le coordinate di quelle teorie, dalle quali egli stesso prende le mosse. A partire dalla nota distinzione tra “Il fiabesco” e “Il fantastico” così come definiti prima da “…Roger Caillois già nel 1958”(1), poi da Tzvetan Todorov che sistematizzò tali concetti nel suo ormai famoso studio “Introduzione alla letteratura fantastica”.

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“Poesie” – Robert Walser

Robert Walser – “Poesie” Con le illustrazioni di Karl Walser – Traduzione e Postfazione di Antonio Rossi – Edizioni Casagrande, Bellinzona – 2019 

L’esercizio della poesia si colloca cronologicamente agli inizi dell’attività letteraria di Robert Walser, che, giovane impiegato di commercio a Zurigo, compose negli anni 1897-1898 parecchie liriche. Sei di queste apparvero l’8 maggio 1898 sul quotidiano bernese “Der Bund”…Altre furono ospitate tra il 1899 e il 1907 su giornali e periodici svizzero-tedeschi, tedeschi e austriaci, fra i quali la rivista di Monaco “Die Insel”, con i cui redattori…Walser era entrato in contatto, probabilmente tramite il viennese Franz Blei. Era uscito nel frattempo il suo primo libro,“ I temi di Fritz Kocher” (1904), cui seguirono i romanzi “I fratelli Tanner”(1907) e “L’assistente” (1908). Fu a questo punto che l’autore decise di riunire in volume una parte delle poesie sin lì composte. Uscì così all’inizio del 1909 presso l’editore berlinese Bruno Cassirer una raccolta di quaranta liriche, per lo più risalenti al periodo zurighese, i testi erano accompagnati da sedici acqueforti del fratello Karl…Quella del 1909 è l’unica raccolta di poetica a stampa voluta da Walser, che pure era andato componendo, soprattutto tra gli anni Venti e Trenta, numerose nuove liriche (l’edizione più recente delle poesie,…ne comprende poco meno di trecentocinquanta, cui vanno aggiunti i componimenti inclusi nei “Mikrogramme”…); ad essa l’autore rimase fedele anche a distanza di anni, quasi a voler ribadire la propria adesione a temi e immagini che con frequenza tornano nelle sue opere. Da ciò il particolare interesse collegato alla silloge, che nel presente volume viene proposta in traduzione”

(Libera riduzione da la “Postfazione”)

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“I fratelli Tanner” – Robert Walser

Ci sono dei momenti, nella vita di un lettore, in cui si sente, in modo particolare, il bisogno di ricevere da ciò che si legge un senso di pace e di levità, di distacco e di libertà. Il bisogno di allontanare da sé, dedicandosi ad un certo libro e ad un certo autore, la pesantezza del mondo, trovando in quel libro e in quell’autore la possibilità di farsi trasportare in un altrove e di venire avvolti da aloni di poesia. E, indiscutibilmente, se è questo ciò che si cerca e si vuole nessuno, secondo me, più e meglio di Robert Walser è capace di darcelo. Quanto ciò sia vero autorevoli quanto affettuose descrizioni di Walser lo testimoniano, ben illuminando quella che era la sua natura umana e artistica.

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“Camminare” – Thomas Bernhard

Bernhard – nel porre in modo esclusivo il camminare come titolo di questa che è l’ultima delle sue prose brevi ad essere stata tradotta la cui uscita, presso Adelphi, avvenuta l’anno scorso, colma una lacuna protrattasi a lungo, risalendo la pubblicazione originale, avente per titolo Gehen, al 1971 – esplicita da subito quella che è l’azione chiave che vi si svolge che è appunto quella del camminare nella quale i due protagonisti: l’anonimo io narrante e il personaggio di Oehler – di cui l’io narrante, secondo il consueto schema bernhardiano, riporta le affermazioni e i pensieri – saranno intenti dall’inizio alla fine del racconto.

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