“Oscurato” – Paul Celan

Paul Celan – “Oscurato” – Traduzione e Nota introduttiva di Dario Borso – Einaudi.Collezione di Poesia – 2010

…il 26 ottobre 1965 Paul Celan, disperatamente in viaggio per la Provenza, cercava sotto il segno di Mandel’stam di ristabilire un contatto con la moglie Gisèle. Di lì a un mese avrebbe tentato di accoltellarla. Recluso in manicomio, verrà trasferito verso metà febbraio del ’66 alla clinica psichiatrica della Sorbona. Da qui, per due mesi Celan non smette di scrivere: trentacinque poesie che consegna via via a Gisèle, dedicandogliene metà. Così uscito dalla clinica, si ritrova con un piccolo canzoniere…Un canzoniere ribaltato e deformato. Se in quello di Petrarca la donna era in cielo e l’uomo in terra, in quello di Celan la donna è in terra e l’uomo in ceppi: oscurato. Ma non è oscurata la poesia di Celan…Questi versi costituiscono una delle sue più belle raccolte, lirica e tragica allo stesso tempo, mortuaria e vitalissima.” (dalla quarta di copertina)

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“Finché arrivano lettere d’amore” – Helga M. Novak

Helga M.Novak – “Finché arrivano lettere d’amore. Poesie 1956-2004” – Traduzione e Introduzione di Paola Quadrelli – Effigie – 2017

È questa la prima antologia italiana della lirica di Helga M. Novak, qualificata dal poeta e chansonnier tedesco-orientale Wolf Biermann come «la maggiore poetessa della DDR». Intensamente legata alla esperienza autobiografica, contrassegnata da un doloroso destino di figlia adottiva, dall’ espatrio dalla DDR nel 1966 e da una esistenza errabonda, la vasta produzione poetica della Novak si distingue per una notevole varietà formale, ritmica e contenutistica, testimoniata nel presente volume dall’ alternarsi di ballate di sapore popolare, apologhi di marcata attualità politica, lamenti d’amore, invocazioni struggenti, composizioni di soggetto storico e mitologico e, soprattutto, splendide poesie dedicate alla natura, in cui paesaggi coperti da antiche foreste e punteggiati di laghi vengono evocati con precisione naturalistica e forza visionaria.” (dalla bandella di copertina)

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“Lenz” – Georg Büchner

“…una volta, era seduto, e a un tratto gli venne paura, balzò in piedi, camminò su e giù. La porta era mezzo aperta, e così udì la ragazza di servizio cantare, dapprima non fu chiaro, poi gli giunsero le parole:

<<A questo mondo non ho alcuna gioia, soltanto il mio amato, ed è lontano>>

Ne fu colpito, quasi si sentì mancare a quelle note. Madame Oberlin lo guardava. Lui si fece coraggio, non poteva più tacere, doveva parlarne. <<Carissima Madame Oberlin, non può dirmi cosa fa la signorina la cui sorte tanto mi pesa sul cuore?>>.(1)

<<Ma, signor Lenz, io non ne so niente>>. Egli tacque di nuovo e camminò in fretta su e giù per la stanza; poi riprese:<<Ecco, voglio andare; o Dio, voi siete ancora gli unici esseri umani con i quali potrei resistere, eppure…eppure io devo andare, andare da lei, ma non posso, non mi è consentito>>. Era fortemente commosso e uscì.

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“La morte a Venezia” – Thomas Mann

E’ “un pomeriggio di primavera” e Gustav von Aschenbach esce “dalla sua abitazione nella Prinzregentenstrasse di Monaco per fare, da solo, una passeggiata”. Gustav von Aschenbach è uno scrittore e, a quel suo lavoro di scrittore, egli è totalmente dedito, applicandovisi con ascetica disciplina. Mosso da un dovere supremo a cui tutto, nella sua vita, era subordinato, “tanto più, poi, da quando la sua vita aveva cominciato a declinare” e cioè “il timore di non finire la sua opera d’artista”. Egli conduce quindi in modo ritirato quella sua esistenza “confinata nella bella città scelta a patria adottiva e nella rustica dimora di campagna che si era fabbricato fra i monti e in cui trascorreva le estati piovose”. Né egli era aduso ai viaggi di piacere in quanto “i viaggi per lui non erano stati altro che una misura igienica, di quando in quando necessaria anche se presa a malincuore”.

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“Berlin Alexanderplatz” – Alfred Döblin

Pubblico, in modo pressoché integrale, uno scritto di Rainer Werner Fassbinder, “Le città dell’uomo e la sua anima. Alcuni pensieri alla rinfusa sul romanzo di Alfred Döblin Berlin Alexanderplatz”, contenuto in: Rainer Werner Fassbinder – “I film liberano la testa” – Ubulibri – 2005, una raccolta di scritti di Fassbinder pubblicata originariamente in Germania nel 1984 con il titolo “Filme befreien den Kopf” e poi edita in Italia da Ubulibri in prima edizione nel 1988. Una segnalazione ricevuta da Elena Grammann: “Dalla mia tazza di tè-Il blog di Elena Grammann”, in relazione ad un film di Fassbinder, in calce ad un suo commento ad una mia recensione, mi ha portato a consultare questa raccolta di scritti di Fassbinder, nella quale ho scoperto questo suo scritto su “Berlin Alexanderplatz”, romanzo da cui il regista tedesco trasse nel 1980 una serie tv in 14 episodi. Essendo “Berlin Alexanderplatz” un libro che ho amato e amo molto e che considero un capolavoro non solo della letteratura tedesca del ‘900 ma della letteratura tout court e ritenendo il testo di Fassbinder illuminante dei contenuti e dei temi del libro ho deciso, sull’onda di questa felice scoperta, di pubblicare questo suo testo, acquisendolo come contributo su “Berlin Alexanderplatz”.

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“Mozart in viaggio verso Praga” – Eduard Mörike – Seconda parte

“Poche opere presentano ad ogni nuova lettura tante sorprese come questa novella in apparenza assai “facile”, che vuol essere invece letta con molta attenzione e pazienza per essere gustata in ogni sua minuta e squisita bellezza”. Queste parole di Ladislao Mittner, che egli riporta nel capitolo che dedica a “Mozart in viaggio verso Praga” nella sua “Storia della letteratura tedesca” (Einaudi, 2002 – p. 482), danno la misura del contrasto tra l’apparente leggerezza e persino, se si vuole, frivolezza della novella di Mörike e quella che invece è la sua intensità di atmosfere e di toni e la sua densità di implicazioni che giustificano, sicuramente, più letture per essere colte a pieno.

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“Mozart in viaggio verso Praga” – Eduard Mörike – Prima parte

Winfried Sebald, in quella serie di monografie dedicate ad autori a lui cari, raccolta in “Soggiorno in una casa di campagna” (Adelphi, 2012), dedica una di tali monografie a Eduard Mörike (1804-75), sottotitolandola “Breve omaggio a Mörike”. E, inquadrandolo nel contesto del suo tempo, così lo descrive: “…[Mörike] è rappresentativo di una generazione che, ancora sfiorata dall’alito di un’età eroica appena dissoltasi, si appresta a ripiegare nel Biedermeier, una zona al riparo dai venti dove la vita privata borghese è più importante di quella pubblica e la recinzione del giardino funge da confine di un mondo famigliare, che intende se stesso come un universo…Il mondo immaginario del Biedermeier è una perfetta composizione in miniatura, al riparo d’una campana di vetro. Ogni cosa là sotto trattiene il fiato…Non è concepibile ordine migliore. E tuttavia, su questa pace all’apparenza eterna, incombe la paura del caos…

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“La settima croce”- Anna Seghers

La recente ristampa de “La settima croce” di Anna Seghers ripropone non solo il suo romanzo più famoso nonché uno dei più noti di tutta la letteratura tedesca ma, più in generale, rinnova l’opportunità di leggere una scrittrice di assoluto rilievo nel panorama della letteratura europea del ‘900, ampiamente consacrata per il valore della sua opera. Continua a leggere

“L’investitore americano” – Jan Peter Bremer

“L’investitore americano” è un libro accattivante e originale che, nel suo minimalismo, racconta una storia in sé piccola che però si apre su un universo interiore tale da trasformarla in un affresco esistenziale ben più ampio della storia da cui prende spunto. Un affresco della vita del protagonista che diventa via via un’elucubrazione labirintica della sua mente, fatta di innumerevoli pensieri che si aprono su possibili vie d’uscita ma tutte invariabilmente senza sbocchi. Continua a leggere

“Gli amori di mia madre” – Peter Schneider

“Gli amori di mia madre” è, prima di tutto, un romanzo su una grande passione amorosa, sul sentimento dell’amore, sul bisogno di essere amati. Ne è protagonista la madre di Peter Schneider il quale, a più di 60 anni dalla morte della madre, decide di raccontarne le vicende sentimentali che ella visse nel pieno degli anni della guerra e di cui lasciò testimonianza nel fitto epistolario che intrattenne con gli uomini di cui si innamorò, sebbene sposata e madre di quattro figli. Continua a leggere