“Racconti d’amore” – Ivan Bunin

D. “Serena Vitale, lei ha scritto che Bunin è stato “l’ultimo classico”; spesso la critica ne ha accostato il nome a quello dei grandi autori russi, Čechov su tutti. Ci potrebbe spiegare la sua definizione ed il rapporto dell’autore con quella grande tradizione letteraria?”

R. “Classici, secondo la famosa definizione di Italo Calvino, sono i libri che non finiscono mai di dire quel che hanno da dire… Di più: ostile al modernismo, Bunin era orgoglioso di scrivere nel solco della grande tradizione ottocentesca del suo paese – da Tolstoj a Čechov, appunto.”

(Da un’intervista a Serena Vitale apparsa sul sito “raicultura.it” nel luglio 2020)

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“Tre anni” – Anton Čechov – Seconda parte

Aleksiej Fjodorovic Laptiev conosciuta Giulia Sierghejevna – figlia del medico che ha in cura la sorella di Aleksiej, in quella piccola città di provincia dove ella vive e presso cui egli è in visita – era rimasto attratto dalla bellezza e dalla giovinezza di lei e, divenuto preda di quell’attrazione, se ne innamora, nonostante che quel suo amore sia, a suo modo, impossibile. Perché Aleksiej “…sapeva di non essere bello…Era piccolo di statura, magro, aveva le guance rosse e presto sarebbe rimasto calvo…In compagnia delle donne spesso appariva goffo, era troppo ciarliero e lezioso” Ma, soprattutto, egli vive quella sua scarsa attrattività in modo sofferto e negativo, investendo di quella negatività tutto se stesso, fino al punto di disprezzarsi come persona, non accettandosi così come è. Di fondo Aleksiej Fjodorovic Laptiev aveva sempre avuto una invincibile timidezza e non era certo un uomo forte, laddove l’essere buono, intelligente e serio, quale egli era, non compensava l’ apparire un debole, prima di tutto a se stesso e, di conseguenza, anche agli altri: “…se si tratta di agire, dimostrarsi uomo di carattere, affrontare un insolente ed uno sfacciato, egli si confonde e si perde d’animo…Gli individui come il vostro Aljoscia, sono delle persone eccellenti, non nego, ma sono incapaci di lottare e, in genere, buoni a nulla.” Così infatti, e cioè con spietata sincerità, dirà un giorno a Giulia uno degli stessi amici di Aleksiej.

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“Tre anni” – Anton Čechov – Prima parte

È noto che l’opera narrativa di Anton Čechov si basa su quella straordinaria messe di racconti che la compongono che, nel loro insieme, ammontano a diverse centinaia. Fu tuttavia Čechov stesso che, in occasione della prima pubblicazione delle sue opere complete, avvenuta nel 1899, scelse quali racconti includere e ne selezionò “solo” 240, venendo a costituire tale corpus – fatta salva l’ aggiunta di pochi altri racconti scritti successivamente – quello fondamentale e rappresentativo di quella sua “monumentale” produzione. Čechov aveva iniziato a scrivere racconti già a partire dal 1879 quando aveva appena diciannove anni e frequentava l’università di medicina a Mosca dove si laureò nel 1884. Tuttavia gran parte di quella prima produzione fu considerata dallo stesso Čechov a dir poco “minore”, tanto che egli ripudiò tutti i racconti da lui scritti fra il 1879 e il 1882 – quando selezionò quelli da inserire nelle sue opere complete – escludendoli e inserendo solo quelli scritti a partire dal 1883. Si trattava quasi sempre di brevi o brevissimi racconti buffi, satire di costume legate all’ attualità, destinate a giornaletti umoristici di bassa lega, tanto che egli stesso in una lettera a un redattore di uno di quei giornaletti scriverà: “Vi manderò domani i miei escrementi letterari”.

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