“Una sola moltitudine” – Fernando Pessoa

Fernando Pessoa – “Una sola moltitudine” Volume primo – A cura di Antonio Tabucchi – Traduzioni di Rita Desti, Maria José de Lancastre e Antonio Tabucchi – Di Antonio Tabucchi è anche il titolo del volume e il lungo e articolato saggio introduttivo – Adelphi – Prima edizione 1979

Pessoa…più che uno scrittore fu un’intera letteratura. Si immagini infatti un Paese (il Portogallo) che vive per vent’anni (dal 1914 al 1935) un’età dell’oro della letteratura: poeti, saggisti, prosatori, dalle fisionomie inconfondibili e a volte incompatibili, tutti però di altissima qualità, vi operano insieme, si incontrano, si scontrano. Uno sperimentatore violento e straripante, suscitatore di avanguardie, come Alvaro de Campos, un desolato nichilista come Bernardo Soares, un poeta metafisico ed ermetico come Fernando Pessoa, un neoclassico come Ricardo Reis e, dietro a tutti, un maestro precocemente scomparso: Alberto Caeiro. Ebbene: tutti questi autori, tutte queste opere, tutti questi destini furono <<una sola moltitudine>>, perché nascevano tutti dall’invenzione dissociata e proliferante di una sola persona, l’anagrafico Fernando Pessoa, oscuro impiegato di una ditta di Lisbona…E quelli che abbiamo citato sono solo i più importanti fra gli scrittori “inventati” da Pessoa: finora i suoi manoscritti hanno rivelato tracce e frammenti di ventiquattro autori. <<Sii plurale come l’universo>> sembra essere stato l’imperativo unico di Pessoa.” (Da “I risvolti di copertina”)

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“Poesie” – Robert Walser

Robert Walser – “Poesie” Con le illustrazioni di Karl Walser – Traduzione e Postfazione di Antonio Rossi – Edizioni Casagrande, Bellinzona – 2019 

L’esercizio della poesia si colloca cronologicamente agli inizi dell’attività letteraria di Robert Walser, che, giovane impiegato di commercio a Zurigo, compose negli anni 1897-1898 parecchie liriche. Sei di queste apparvero l’8 maggio 1898 sul quotidiano bernese “Der Bund”…Altre furono ospitate tra il 1899 e il 1907 su giornali e periodici svizzero-tedeschi, tedeschi e austriaci, fra i quali la rivista di Monaco “Die Insel”, con i cui redattori…Walser era entrato in contatto, probabilmente tramite il viennese Franz Blei. Era uscito nel frattempo il suo primo libro,“ I temi di Fritz Kocher” (1904), cui seguirono i romanzi “I fratelli Tanner”(1907) e “L’assistente” (1908). Fu a questo punto che l’autore decise di riunire in volume una parte delle poesie sin lì composte. Uscì così all’inizio del 1909 presso l’editore berlinese Bruno Cassirer una raccolta di quaranta liriche, per lo più risalenti al periodo zurighese, i testi erano accompagnati da sedici acqueforti del fratello Karl…Quella del 1909 è l’unica raccolta di poetica a stampa voluta da Walser, che pure era andato componendo, soprattutto tra gli anni Venti e Trenta, numerose nuove liriche (l’edizione più recente delle poesie,…ne comprende poco meno di trecentocinquanta, cui vanno aggiunti i componimenti inclusi nei “Mikrogramme”…); ad essa l’autore rimase fedele anche a distanza di anni, quasi a voler ribadire la propria adesione a temi e immagini che con frequenza tornano nelle sue opere. Da ciò il particolare interesse collegato alla silloge, che nel presente volume viene proposta in traduzione”

(Libera riduzione da la “Postfazione”)

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“Chiodi” – Agota Kristof

Agota Kristof – “Chiodi” – Traduzione di Vera Gheno e Fabio Pusterla – Postfazione di Fabio Pusterla – Edizioni Casagrande, Bellinzona – 2018

Agota Kristof è un’autrice famosa, quasi leggendaria e soprattutto profondamente amata per la sua indimenticabile “Trilogia della città di K.”, alla quale il lettore delle sue poesie, che ora vengono per la prima volta proposte in versione italiana, non potrà che tornare spesso con la mente, tanto intense e pressoché costanti sono le concomitanze tematiche, le immagini ricorrenti, la pronuncia amara e desolata del mondo e della vita e infine la secchezza del dettato, con parole scarnificate, figure nitide ridotte all’osso, totale assenza di orpelli retorici… Continua a leggere

“Ottanta poesie” – Osip Mandel’štam

Osip Mandel’štam – “Ottanta poesie” – Traduzione e Nota introduttiva di Remo Faccani – Einaudi. Collezione di Poesia – 2009

Osip Mandel’štam (1893-1938) è secondo molti il più grande poeta russo del Novecento. Inviso al regime sovietico dal 1934 subì prima il confino, poi il carcere e la deportazione. Il 2 maggio 1938 viene arrestato. In giugno è sottoposto a visita psichiatrica. Il responso della commissione medica dichiarò che Mandel’štam, “in quanto malato di mente”, era – tutte maiuscole – “PASSIBILE DI INCRIMINAZIONE”. L’ 8 agosto a Mandel’štam è comunicata la sentenza che gli infligge una condanna alla deportazione per “attività controrivoluzionaria”. Il 12 ottobre, dopo oltre un mese di viaggio, egli viene internato a Vtoraja Recka in un “campo di transito” nei pressi di Vladivostok. La destinazione finale dei detenuti erano gli spaventosi lagher della Kolymà. L’unica sua lettera dalla Siberia giunge a Mosca il 13 dicembre: il poeta dà notizia delle sue disastrose condizioni di salute (“…sono ridotto allo stremo…quasi irriconoscibile…”).  Osip Mandel’štam si spegne il 27 dicembre a Vtoraja Recka e il suo corpo viene sepolto in una fossa comune vicino al campo. Della data della sua morte sarà messo al corrente per primo il fratello Aleksandr un anno e mezzo più tardi, nel giugno del 1940. La riabilitazione ufficiale di Mandel’štam arriverà il 28 ottobre 1987: aveva dovuto attendere la “perestrojka” gorbaceviana!.

La poesia di Mandel’štam ha lasciato numerose e vivide tracce nella letteratura moderna. Il rapporto di gran lunga più profondo con Mandel’štam lo rintracciamo in Paul Celan. Nel 1959 escono, tradotti da Celan, i quaranta componimenti della plaquette O. MANDELSTAMM, “Gedichte” e, nel 1960 Celan, parlando di Mandel’štam, così si esprime: “raramente, come con la sua poesia, ho avuto la sensazione di camminare – di camminare accanto all’Irrefutabile e al Vero, e grazie a lui”. C’è da notare che la silloge celaniana del ’59 comprende soltanto liriche del periodo 1908-24 e, nel licenziare il suo Mandel’štam, Celan osserva come “ciò che era intimamente inscritto” nelle sue poesie, “quella profonda e dunque tragica concordanza con la propria epoca”, avesse tracciato al poeta il suo cammino, gli “avesse prescritto…la sua sorte”. E’ stupefacente, prodigioso l’intuito, con il quale Celan, partendo dal Mandel’štam giovanile che così fortemente lo attraeva, seppe “vedere” anche il Mandel’štam più tardo che allora gli era quasi del tutto ignoto, e seppe cogliere, in sostanza, il senso unitario, l’”invariante” che ne percorre e ne trama l’opera; occorre perciò che si guardi l’intero arco, il trentennio dell’attività poetica mandel’štamiana, dai ricercati “frammenti intenzionali” dell’esordio alle schegge ultime che recano il suggello del martirio”. (Libera riduzione da “la quarta di copertina; i “Cenni bio-bibliografici”; l’”Introduzione”)

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“Oscurato” – Paul Celan

Paul Celan – “Oscurato” – Traduzione e Nota introduttiva di Dario Borso – Einaudi.Collezione di Poesia – 2010

…il 26 ottobre 1965 Paul Celan, disperatamente in viaggio per la Provenza, cercava sotto il segno di Mandel’stam di ristabilire un contatto con la moglie Gisèle. Di lì a un mese avrebbe tentato di accoltellarla. Recluso in manicomio, verrà trasferito verso metà febbraio del ’66 alla clinica psichiatrica della Sorbona. Da qui, per due mesi Celan non smette di scrivere: trentacinque poesie che consegna via via a Gisèle, dedicandogliene metà. Così uscito dalla clinica, si ritrova con un piccolo canzoniere…Un canzoniere ribaltato e deformato. Se in quello di Petrarca la donna era in cielo e l’uomo in terra, in quello di Celan la donna è in terra e l’uomo in ceppi: oscurato. Ma non è oscurata la poesia di Celan…Questi versi costituiscono una delle sue più belle raccolte, lirica e tragica allo stesso tempo, mortuaria e vitalissima.” (dalla quarta di copertina)

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“Finché arrivano lettere d’amore” – Helga M. Novak

Helga M.Novak – “Finché arrivano lettere d’amore. Poesie 1956-2004” – Traduzione e Introduzione di Paola Quadrelli – Effigie – 2017

È questa la prima antologia italiana della lirica di Helga M. Novak, qualificata dal poeta e chansonnier tedesco-orientale Wolf Biermann come «la maggiore poetessa della DDR». Intensamente legata alla esperienza autobiografica, contrassegnata da un doloroso destino di figlia adottiva, dall’ espatrio dalla DDR nel 1966 e da una esistenza errabonda, la vasta produzione poetica della Novak si distingue per una notevole varietà formale, ritmica e contenutistica, testimoniata nel presente volume dall’ alternarsi di ballate di sapore popolare, apologhi di marcata attualità politica, lamenti d’amore, invocazioni struggenti, composizioni di soggetto storico e mitologico e, soprattutto, splendide poesie dedicate alla natura, in cui paesaggi coperti da antiche foreste e punteggiati di laghi vengono evocati con precisione naturalistica e forza visionaria.” (dalla bandella di copertina)

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“Un’ombra fuggitiva di piacere” – Constantinos Kavafis

Constantinos Kavafis – “Un’ombra fuggitiva di piacere” – Traduzione e Introduzione di Guido Ceronetti – Adelphi – 2004

…Ceronetti ci consegna la sua versione di quarantaquattro delle centocinquantaquattro poesie che costituiscono l’intera produzione di Kavafis…Scopriremo così che i temi e i motivi della poetica di Kavafis – l’ incertezza e la difettosità del piacere, l’inafferrabilità della bellezza, il guardarsi invecchiare consapevoli di desiderare ancora – sono, come conclude lo stesso Ceronetti, <<bruciori e malinconie poetiche di chiunque abbia sensibilità e mente>>” (dalla quarta di copertina)

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