Ci sono libri che ci parlano di luoghi, di persone e di fatti a noi del tutto estranei, la cui lontananza è tale che potrebbe risultarci incolmabile. Tanto più quando questi libri parlano di un mondo non solo distante ma che non esiste più. Anzi che non esisteva già più nel momento stesso in cui sono stati scritti. Eppure può accadere che, come per effetto di un misterioso incantesimo, quei libri luccichino, preziosi e smaglianti di fronte a noi, con un nitore che fa apparire quel mondo lontano, vicino, più di quanto sia quello in cui viviamo, che ce lo fa sentire vivo nonostante noi sappiamo che è scomparso per sempre. Continua a leggere
Autore: ilcollezionistadiletture
“Vita di un perdigiorno” – Joseph von Eichendorff
Ne “Il respiro” – terzo volume della sua “autobiografia” – Thomas Bernhard racconta: “ …mio nonno …aveva intenzione di comprarmi…una bella edizione del “Perdigiorno” di Eichendorff che io desideravo.” (T. Bernhard – “Il respiro” – in T. Benhard – “Autobiografia” – Adelphi – 2011 – p.269). E, più oltre, dice: “Io non volevo diventare assolutamente niente, e ovviamente non ho mai desiderato diventare una professione, ho sempre desiderato diventare “me stesso” e nient’altro.” (cit. p.335) Da questa affermazione che Bernhard fa su di sé è possibile trarre una duplice lettura. Continua a leggere
“Mine – Haha” – Frank Wedekind
In un grandissimo e bellissimo parco, cinto da un “alto muro” e chiuso da “un’alta cancellata di ferro”, a sua volta tenuta chiusa con “un pesante catenaccio”, sono “sparse trenta case”. In ciascuna di queste case, tra loro tutte uguali, ma del tutto indipendenti l’una dall’altra, vivono insieme, in piccoli gruppi, bambine e fanciulle. Continua a leggere
“La pianista” – Elfriede Jelinek
La prima sensazione suscitatami dalla lettura de “La pianista” è stata quella del labirinto. Non solo perché le vicende della “pianista” Erika Kohut (E.K.) non hanno, su un piano di realtà, alcun contenuto evolutivo, anzi si ritorceranno fino allo spasimo contro di lei ma, soprattutto, perché appaiono sistematicamente condannate all’impossibilità stessa di evolversi. Come, per l’appunto, ella si trovasse dentro un labirinto nel quale i movimenti sono rigorosamente dettati e limitati dalle pareti del labirinto che le vengono innalzate e frapposte da chi la circonda, fiaccando in tal modo e costantemente ogni sua manifestazione di volontà. Continua a leggere
“La lucina” – Antonio Moresco
Leggendo questo commento si noteranno concetti, brani o versi fra virgolette, seguiti, fra parentesi, dall’indicazione di autori e di loro opere. Quei concetti, brani o versi sono infatti tratti dalle opere di quegli autori. Tale scelta, nell’economia del commento, deriva dall’intenzione di evidenziare la presenza ne “La lucina” di vere e proprie assonanze tematiche, narrative e concettuali con quelle opere e con quegli autori, le quali danno la misura della ricchezza dei riferimenti e dei rimandi rinvenibili in questo testo e delle evocatività che esso suscita. Continua a leggere
“La parete” – Marlen Haushofer
“La parete” è un romanzo sul costringersi a non abbandonarsi alla follia, laddove tutto indurrebbe ad abbandonarsi ad essa. La follia è il limite estremo da non oltrepassare. Superarlo significa annientarsi, non superarlo proteggersi. La follia è prima di tutto in quella “parete”: “allungai una mano e toccai qualcosa di freddo e di liscio”. Continua a leggere
“Mendel dei libri” – Stefan Zweig
“Mendel dei libri” è un racconto brevissimo ma di squisita intensità in cui Stefan Zweig inventa un personaggio che chiunque ami i libri e la lettura vorrebbe esistesse ed amerebbe poter incontrare. Perché Jakob Mendel è un catalogo vivente. Egli infatti conosce pressoché tutti i libri che sono stati pubblicati e basta sottoporgli l’argomento a cui si è interessati ed egli sarà in grado di dirvi tutti i titoli esistenti su quell’ argomento e i relativi estremi di ciascun titolo. Continua a leggere
“La montagna incantata” – Thomas Mann
Nella “Premessa” de “La Montagna Incantata” (“L.M.I.”) Thomas Mann scrive: “Senza temere il discredito in cui versa la meticolosità siamo anzi propensi a credere che soltanto ciò che va in profondità riesca a divertire”. Attenendosi fedelmente a queste premesse egli genera un’ opera che per estensione e profondità avrà una mole tale da indurre lo stesso Mann a definirla “un mostro”: “per la sua mole l’Autore la definì “un mostro”” ( E. Pocar – “Introduzione” in T. Mann – “La montagna incantata” – Corbaccio – 1997 – p. VIII). Questa definizione può essere riferibile, in primo luogo, alla sconcertante vastità dei temi affrontati e ricompresi all’interno de “L.M.I.”. Continua a leggere
“La meravigliosa storia di Peter Schlemihl” – Adalbert von Chamisso
A un certo punto Peter Schlemihl, (P.S.), come a sancire la natura delle sue vicende dice: “Anche qui, come già spesso nella mia vita e come altrettanto nella storia del mondo, entrò in scena un imprevisto”. Ora, l’imprevisto è ne “La meravigliosa storia di Peter Schlemihl” il motore stesso della narrazione. Continua a leggere
“La dama e il boia” – Hermann Lenz
Hermann Lenz nato a Stoccarda nel 1913 e morto a Monaco di Baviera nel 1998 è stato definito l’ultimo scrittore conformista della letteratura tedesca. Questa definizione, apparentemente riduttiva, in cui convivono sia l’ aspetto stilistico che quello tematico, va tuttavia spiegata. Continua a leggere