“In cerca di frasi vere” – Ingeborg Bachmann

Ingeborg Bachmann – “In cerca di frasi vere” – Colloqui e interviste a cura di Christine Koschel e Inge von Weidenbaum – Introduzione di Giorgio Agamben – Traduzione di Cinzia Romani – Laterza – 1989

Riservata, scontrosa, per alcuni addirittura inavvicinabile, Ingeborg Bachmann, uno dei massimi esponenti della letteratura del nostro tempo, è stata sempre poco propensa a raccontare se stessa e a svelare i meccanismi occulti del suo lavoro. Nella trenta interviste raccolte in questo volume e che vanno dal 1953 al 1973 (l’anno della sua morte), l’autrice va alla ricerca delle frasi vere, quelle che sanno cogliere il senso profondo della vita, e che più di frequente sono presenti nella poesia, nella letteratura” (Dalla quarta di copertina)

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“Amras” – Thomas Bernhard

“…tutt’a un tratto la nostra esistenza non poteva contare su null’altro che sui nostri caratteri terribili, feriti da sempre, sospettosi e poco tenaci, in una tenebra che congiurava sempre più contro di noi, perturbando persino le nostre capacità di camminare, di sederci, di coricarci o stare in piedi, e – com’è naturale – la nostra capacità di pensare e di esprimerci, e quella di ragionare in generale, nella tenebra di quella torre…” Continua a leggere

“Cemento” – Thomas Bernhard

“Chiusi le tende della mia stanza, scrive Rudolf, presi parecchi sonniferi e mi risvegliai solo ventisei ore più tardi nella massima angoscia”. Questo è l’ excipit di Cemento. E, “angoscia”, ne è l’ultima parola. Ma la parola angoscia intesa nel suo pieno significato di oppressione dello spirito, di tormento, di ansia insopprimibile, quale essa appare nel contesto di quella frase con cui si chiude “Cemento”, non appare mai all’interno del testo. Continua a leggere

“La pianista” – Elfriede Jelinek

La prima sensazione suscitatami dalla lettura de “La pianista” è stata quella del labirinto. Non solo perché le vicende della “pianista” Erika Kohut (E.K.) non hanno, su un piano di realtà, alcun contenuto evolutivo, anzi si ritorceranno fino allo spasimo contro di lei ma, soprattutto, perché appaiono sistematicamente condannate all’impossibilità stessa di evolversi. Come, per l’appunto, ella si trovasse dentro un labirinto nel quale i movimenti sono rigorosamente dettati e limitati dalle pareti del labirinto che le vengono innalzate e frapposte da chi la circonda, fiaccando in tal modo e costantemente ogni sua manifestazione di volontà. Continua a leggere