“La passeggiata da Rostock a Siracusa” – Friedrich Christian Delius

“A metà della sua vita, nell’estate del 1981, il cameriere Paul Gompitz (P.G.) di Rostock decide di partire per Siracusa, nell’isola di Sicilia…con l’intenzione sempre che l’impresa riesca, di ritornare in ogni caso a Rostock.” Egli vuole fare quel viaggio, da Rostock a Siracusa, attraverso l’Italia, fatto da Johann Seume, scrittore suo conterraneo che ne riportò il resoconto in quel suo libro “Passeggiata fino a Siracusa nell’anno 1802” che P.G. “ha letto ai tempi di scuola e non lo ha mai dimenticato.” Continua a leggere

“Come mio fratello” – Uwe Timm

“Essere sollevato in aria…la prima immagine che mi si è impressa nella mente – con la quale comincia per me la consapevolezza di me stesso, la memoria: dal giardino entro in cucina dove ci sono gli adulti, mia madre, mio padre, mia sorella…e poi sbuca fuori lui, il fratello, e mi solleva in alto.” Quel ricordo di sé – quell’immagine fondativa della sua memoria – è, per Uwe Timm, intimamente connesso al ricordo del fratello che ha in quel momento 19 anni, 16 anni più di lui. Pochi mesi dopo il fratello, ferito gravemente in Ucraina, dove si trova con la divisione scelta Totenkapf delle Waffen-SS, nelle quali si era arruolato volontario a 18 anni, morirà. E’ il 16 Ottobre 1943. Continua a leggere

“13 storie inospitali” – Hans Henny Jahnn

Questo titolo: “13 storie inospitali”, se tradotto letteralmente, così come esso è in tedesco, potrebbe essere reso, altrettanto appropriatamente, con : “13 storie non familiari”. Questa versione, consolidando la prima, insinua ulteriormente la cifra dell’estraneo, del non rassicurante, del non nominabile, in quanto non riconducibile ai codici (morali ed etico-sociali) e, soprattutto, in quanto evocazione di un innaturale che è degli uomini e negli uomini ma è, in essi e da essi, allontanato. Continua a leggere

“Opinioni di un clown” – Heinrich Böll

“…i due mali da cui sono afflitto per natura: malinconia e mal di testa. Da quando Maria è passata ai cattolici (sebbene Maria sia lei stessa cattolica, questa definizione mi pare appropriata), la violenza di questi due mali è aumentata….C’è una medicina di effetto momentaneo: l’alcol. Ci sarebbe una guarigione duratura: Maria. Maria mi ha lasciato. Un clown che comincia a bere perde quota rapidamente, precipita più in fretta di un operaio ubriaco che cade da un tetto”. C’è in queste poche righe tutta la tristezza di Hans Schnier, del clown Hans Schnier. Una tristezza dolorosa ma anche arrabbiata perché quella tristezza è prodotta da una ferita che ha in sé un’ingiustizia. Continua a leggere

“Congetture su Jakob” – Uwe Johnson

Congetture su Jakob è libro difficilissimo, volutamente difficile.” Ladislao Mittner esordisce con queste parole nel capitolo che dedica a Uwe Johnson e a “Congetture su Jakob” nella sua “Storia della letteratura tedesca” e, nell’esaminare la natura di tale difficoltà dice: “Fra brani stampati a caratteri normali ed in corsivo, il montaggio su nastri fotografici e sonori paralleli, intrecciati e sovrapposti, fra nude e scarne relazioni, monologhi e dialoghi spettrali nella loro apparente oggettività ed improvvisi e rapidissimi fasci di luce che cadono sul passato, il lettore non solo perde spesso il filo, ma talora con tutta la buona volontà non riesce a stabilire neppure chi parla o pensa (o agisce) nei singoli brani.” Continua a leggere

“Paesaggio lacustre con Pocahontas” – Arno Schmidt

Parlando di come andava affrontata la lettura dei suoi libri Arno Schmidt affermava che i suoi testi erano da considerare come se fossero costituiti da un insieme di dadi da brodo e che quindi, come tali, fossero un concentrato che stava al lettore sciogliere nel “brodo della lettura”. Schmidt, di fatto, realizzerà tutte le sue opere in questo modo, incorporandovi in ciascuna di esse tantissimi di quei dadi, sotto forma di concentrati di narrazioni, il cui effetto sarà che egli non creerà, come convenzionalmente avviene, “un mondo” ma bensì una miriade di mondi e ciò attraverso una proliferazione del linguaggio e del senso che moltiplicherà le narrazioni presenti all’interno del testo. Continua a leggere

“Un viaggio a Klagenfurt” – Uwe Johnson

“A Klagenfurt si pubblica la Karntner Tageszeitung…”in genere veniva a Klagenfurt, dov’era nata e dove aveva trascorso l’infanzia e l’adolescenza, solo per brevi visite. Spesso sembrava come assente, ed evitava del tutto di avere rapporti””. Karntner Tageszeitung di giovedì 18 ottobre 1973, con riferimento a Ingeborg Bachmann a seguito della sua morte avvenuta a Roma il 17 ottobre 1973. Continua a leggere

“Austerlitz” – Winfried Sebald

Vi è in “Austerlitz” il ricorrere di un errare che è un peregrinare fisico tra luoghi e spazi ma che, nel contempo, è un errare all’interno di uno spazio che è tutto interiore e mentale, in una circolarità reciproca di rimandi e di evocazioni tra l’una e l’altra di queste due condizioni tanto da rendere l’una necessaria all’altra, l’una prodotto dell’altra. Continua a leggere

“Bolero berlinese” – Ingo Schulze

Nel finale di “Una notte da Boris”, uno dei tredici racconti che compongono “Bolero berlinese”, colui che narra la storia oggetto del racconto e di cui ne è uno dei protagonisti, rivela che la storia che noi stiamo leggendo è, a sua volta, il testo di una sua novella: “Avevo scritto la mia “piccola novella”, – così recitava il sottotitolo”,così infatti egli dice. Pertanto colui che narra ci rivela uno sdoppiamento di ruoli e cioè di essere oggetto della narrazione, in quanto parte di essa e, nel contempo, di essere “autore” di quella narrazione avendoci comunicato che quello che abbiamo letto è la trasposizione, scritta da lui, di quella storia da lui narrata. Continua a leggere