“L’ isola di Arturo” – Elsa Morante

“…sebbene fossi libero e amassi tanto le grandi imprese, io non uscivo mai dal mare di Procida, verso altre terre.” Queste parole delimitano non solo un confine fisico: quello circostante l’isola di Procida, dentro il quale si muove colui che le pronuncia, ma identificano un ben altro confine: quello in cui si svolge la sua vita e in cui egli creerà il suo mondo, facendo divenire quell’isola, la sua isola.

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“Sostiene Pereira” – Antonio Tabucchi

“Quel bel giorno d’estate, con la brezza atlantica che accarezzava le cime degli alberi e il sole che splendeva, e con una città che scintillava, letteralmente scintillava sotto la sua finestra, e un azzurro, un azzurro mai visto, sostiene Pereira, di un nitore che quasi feriva gli occhi, lui si mise a pensare alla morte” In questo contrasto, tra quell’abbagliante forza vitale esterna e l’inquietudine tutta interna di Pereira, trasmessa da quel suo muto dialogare col pensiero della morte, prende avvio “Sostiene Pereira”. Continua a leggere

“Un assistente inaffidabile” – Maurizio Salabelle

“In otto giorni scrissi un romanzo di duecento pagine dall’insolito titolo Il lugubre, in cui raccontavo avvenimenti che non sarebbero assolutamente potuti accadere. Inventai per questo testo la nuova tecnica “iporealistica”. Dove anche le scene più banali contenevano dosi di inverosimile”. Continua a leggere

“Fratelli” – Carmelo Samonà

Due fratelli, di cui uno malato, di una malattia senza nome, vivono, da anni, in una grande casa, isolati e da soli, immersi in un astratto presente. In quello spazio, rarefatto e privo di identità, in cui si dilata e si rinchiude la loro presenza, si rinnova un’ostinata quanto sfuggente reciproca ricerca dell’altro, da entrambi messa in atto attraverso una trama di elaborati rituali fatti con il tramite di un loro personale alfabeto della comunicazione e volti ad alimentare la loro insidiosa quanto inscindibile relazione. Continua a leggere

“L’odore del sangue” – Goffredo Parise

“Se fossi stato un’altra persona” disse prima di morire [Parise]…”sarei andato da uno psicoanalista per liberarmi delle mie ossessioni. Ma siccome sono uno scrittore, me ne sono liberato scrivendo” ( Cesare Garboli – “Prefazione” in G. Parise – “L’odore del sangue” – Rizzoli – 1997 – p.VI). In questa affermazione che Parise fa sulla genesi de “L’odore del sangue” è racchiusa la necessità di questo romanzo. Continua a leggere

“La boutique del mistero” – Dino Buzzati

Nell’introdurre l’ antologia “Racconti fantastici dell’ottocento” da lui curata, Italo Calvino individua come carattere peculiare del racconto fantastico il suo avere strettamente a che vedere con la nostra interiorità, in quanto – osserva Calvino – al centro del racconto fantastico vi è “l’insorgere dell’inconscio, del represso, del dimenticato, dell’allontanato dalla nostra attenzione razionale…Sentiamo” – prosegue Calvino – “che il fantastico dice cose che ci riguardano direttamente…cose straordinarie che forse sono allucinazioni proiettate dalla nostra mente; cose usuali che forse nascondono sotto l’apparenza più banale una seconda natura inquietante, misteriosa, terrificante”. Continua a leggere

“La vita agra” – Luciano Bianciardi

“La vita agra” è un romanzo che ha avuto un destino che, a tutt’oggi, non finisce di stupire. Pubblicato nel 1962 e ambientato e calato come esso è nella Milano anni ’60, quelli del boom economico, “La vita agra”, finiti quegli anni, sarebbe potuto presto risultare un romanzo datato, al più testimonianza retrospettiva di quel momento. E, invece, esso ha continuato e continua ad essere non solo attualissimo ma di una freschezza e di una forza espressiva tali da renderlo ancora assolutamente vivo e vitale come conferma anche il fatto che se ne continuano a fare nuove edizioni e ristampe. Continua a leggere

“Le due zittelle” – Tommaso Landolfi

“E la cosa orribile ebbe principio. Tombo s’accostò con decisione al ciborio e l’aprì bruscamente, sbatacchiando il portello. Restato un attimo a guardare dentro di traverso, come una gallina, vi affondò il braccio e ne trasse per due volte una manciata di ostie consacrate che rapidamente divorò.” In questo passo è fulmineamente fissato con grottesca drammaticità il momento del verificarsi di quella profanazione la cui constatazione attesterà inequivocabilmente che era proprio Tombo a introdursi in quella cappella, salire su quell’altare e compiere quell’inimmaginabile sacrilegio. Continua a leggere

“Conversazione in Sicilia” – Elio Vittorini

“Conversazione in Sicilia” si conclude con una “Nota”, con la quale Vittorini dissuade il lettore dal considerare “questa Conversazione” un racconto realistico e, in tal senso, lo avvisa che “Ad evitare equivoci o fraintendimenti, come il protagonista di questa Conversazione non è autobiografico, così la Sicilia che lo inquadra e accompagna è solo per avventura Sicilia; solo perché il nome Sicilia mi suona meglio del nome Persia o Venezuela.”. Continua a leggere