In quel suo magico libro che è “Praga magica, il capolavoro di Ripellino [in cui] narra, anzi rivive la metropoli boema dell’età di Rodolfo II, degli alchimisti, del Quartiere ebraico, del Golem”, (A. M. Ripellino – “Praga magica” – Einaudi – 1973 – Premessa), egli, a proposito del Golem, scrive: “Che cos’è un Golem? Un uomo artificiale, d’argilla…il servo Golem è un personaggio chiave di Praga magica. Il vocabolo ebraico “golem”…indica un rudimento, un germoglio, un embrione…”golem” implica dunque qualcosa di incompiuto, di ruvido, di embrionale…Dal significato di “imperfetto” e di “grossolano” è breve il passo a quello di omaccio balordo e goffissimo…Le numerose varianti [del “golem”] presentano tutte il muto fantoccio di mota come un servitore torvo e tardissimo…[con] una statura ben confacente a un gigante…” (p.157 cit.). Continua a leggere
Autore: ilcollezionistadiletture
“Bolero berlinese” – Ingo Schulze
Nel finale di “Una notte da Boris”, uno dei tredici racconti che compongono “Bolero berlinese”, colui che narra la storia oggetto del racconto e di cui ne è uno dei protagonisti, rivela che la storia che noi stiamo leggendo è, a sua volta, il testo di una sua novella: “Avevo scritto la mia “piccola novella”, – così recitava il sottotitolo”,così infatti egli dice. Pertanto colui che narra ci rivela uno sdoppiamento di ruoli e cioè di essere oggetto della narrazione, in quanto parte di essa e, nel contempo, di essere “autore” di quella narrazione avendoci comunicato che quello che abbiamo letto è la trasposizione, scritta da lui, di quella storia da lui narrata. Continua a leggere
“Soggiorno in una casa di campagna” – Winfried Georg Sebald
Per quella che è sin qui la mia esperienza di lettore di Sebald (“Austerlitz”;”Moments musicaux”; “Soggiorno in una casa di campagna”) ho sempre costante, ogniqualvolta lo leggo, il ricorrere di un’impressione e cioè di essere portato in un mondo fatto di presenze fantasmatiche, di essenze eteree e sospese. Continua a leggere
“Vento largo” – Francesco Biamonti
“Il vento largo è un vento che non soffia mai nella stessa direzione e di conseguenza disorienta molto….E’ come il vento della vita che ti sospinge prima da una parte , poi da un’altra…” Francesco Biamonti Continua a leggere
“Michael Kohlhaas” – Heinrich von Kleist
“Lungo le rive dell’Havel viveva, intorno alla metà del sedicesimo secolo, un mercante di cavalli di nome Michael Kohlhaas, …uno degli uomini più giusti ma anche più terribili del suo tempo”. La laconicità con cui Kleist nell’incipit definisce Michael Kohlhaas (M. K.) contiene già quella che è la cifra dell’intero racconto: la compresenza di opposti che non si escludono ma convivono generando un’ambivalenza apparentemente contraddittoria, in realtà forsennatamente coerente. Continua a leggere
“Una questione privata” – Beppe Fenoglio
“Una questione privata” fu considerato, sin dalla sua uscita, avvenuta nel ’63, il più bello e il più importante “romanzo della Resistenza” della nostra letteratura: “il romanzo che tutti avevamo sognato…adesso c’è” dirà, a questo proposito, Calvino, intendendo il fatto che, per la prima volta, della Resistenza ne era stato suscitato e raccontato il suo vero “spirito”. Tuttavia “Una questione privata” è ben lungi dall’essere confinabile in un canone, quel canone della “letteratura della Resistenza” di cui sarebbe il rappresentante più esemplare. Continua a leggere
“Un ermellino a Cernopol” – Gregor von Rezzori
Ci sono libri che ci parlano di luoghi, di persone e di fatti a noi del tutto estranei, la cui lontananza è tale che potrebbe risultarci incolmabile. Tanto più quando questi libri parlano di un mondo non solo distante ma che non esiste più. Anzi che non esisteva già più nel momento stesso in cui sono stati scritti. Eppure può accadere che, come per effetto di un misterioso incantesimo, quei libri luccichino, preziosi e smaglianti di fronte a noi, con un nitore che fa apparire quel mondo lontano, vicino, più di quanto sia quello in cui viviamo, che ce lo fa sentire vivo nonostante noi sappiamo che è scomparso per sempre. Continua a leggere
“Vita di un perdigiorno” – Joseph von Eichendorff
Ne “Il respiro” – terzo volume della sua “autobiografia” – Thomas Bernhard racconta: “ …mio nonno …aveva intenzione di comprarmi…una bella edizione del “Perdigiorno” di Eichendorff che io desideravo.” (T. Bernhard – “Il respiro” – in T. Benhard – “Autobiografia” – Adelphi – 2011 – p.269). E, più oltre, dice: “Io non volevo diventare assolutamente niente, e ovviamente non ho mai desiderato diventare una professione, ho sempre desiderato diventare “me stesso” e nient’altro.” (cit. p.335) Da questa affermazione che Bernhard fa su di sé è possibile trarre una duplice lettura. Continua a leggere
“Mine – Haha” – Frank Wedekind
In un grandissimo e bellissimo parco, cinto da un “alto muro” e chiuso da “un’alta cancellata di ferro”, a sua volta tenuta chiusa con “un pesante catenaccio”, sono “sparse trenta case”. In ciascuna di queste case, tra loro tutte uguali, ma del tutto indipendenti l’una dall’altra, vivono insieme, in piccoli gruppi, bambine e fanciulle. Continua a leggere
“La pianista” – Elfriede Jelinek
La prima sensazione suscitatami dalla lettura de “La pianista” è stata quella del labirinto. Non solo perché le vicende della “pianista” Erika Kohut (E.K.) non hanno, su un piano di realtà, alcun contenuto evolutivo, anzi si ritorceranno fino allo spasimo contro di lei ma, soprattutto, perché appaiono sistematicamente condannate all’impossibilità stessa di evolversi. Come, per l’appunto, ella si trovasse dentro un labirinto nel quale i movimenti sono rigorosamente dettati e limitati dalle pareti del labirinto che le vengono innalzate e frapposte da chi la circonda, fiaccando in tal modo e costantemente ogni sua manifestazione di volontà. Continua a leggere