“Mozart in viaggio verso Praga” – Eduard Mörike – Prima parte

Winfried Sebald, in quella serie di monografie dedicate ad autori a lui cari, raccolta in “Soggiorno in una casa di campagna” (Adelphi, 2012), dedica una di tali monografie a Eduard Mörike (1804-75), sottotitolandola “Breve omaggio a Mörike”. E, inquadrandolo nel contesto del suo tempo, così lo descrive: “…[Mörike] è rappresentativo di una generazione che, ancora sfiorata dall’alito di un’età eroica appena dissoltasi, si appresta a ripiegare nel Biedermeier, una zona al riparo dai venti dove la vita privata borghese è più importante di quella pubblica e la recinzione del giardino funge da confine di un mondo famigliare, che intende se stesso come un universo…Il mondo immaginario del Biedermeier è una perfetta composizione in miniatura, al riparo d’una campana di vetro. Ogni cosa là sotto trattiene il fiato…Non è concepibile ordine migliore. E tuttavia, su questa pace all’apparenza eterna, incombe la paura del caos…

Il quietismo svevo, cui si vota Mörike, è come in genere l’arte Bidermeir un istintivo darsi per morto onde ritardare la triste fine di cui pure si ha il sentore…Ovunque, nei romanzi familiari di scrittori come Grillparzer, Lenau e Stifter si spalancano abissi spaventosi…ci sono figli che si gettano nel Danubio, fratelli rinchiusi in carcere o in manicomio, e infieriscono il suicidio e la sifilide. Mörike, …aveva appreso a soli tredici anni, in seguito alla morte del padre…quanto precaria fosse la vita nella società borghese.” (W. Sebald – cit., pp.68,69)

Ma oltre che da questo lutto Mörike, da giovane, ebbe la sua vita segnata anche da un altro grave lutto: “La morte dell’amatissimo fratello August (1824) [la quale] si congiunge per lui inscindibilmente alla musica del Don Giovanni mozartiano, ascoltata pochi giorni prima a Stoccarda. Da allora Mörike eviterà angosciosamente l’opera di Mozart.” ( “Cronologia della vita e delle opere” in E. Mörike – “Mozart in viaggio verso Praga” – BUR Superclassici – 1991 – p.5).

E, infatti, egli stesso, in una sua lettera del 1843, a proposito del suo difficile rapporto con quell’opera di Mozart scriverà: “Perché questa musica è così toccante da dover temere una sua esecuzione pubblica, come sempre capita a me; infatti il Don Giovanni mi ricorda troppi fatti personali e m’investe con un’abbondanza di antico profumo, di dolore e bellezza, al punto che non voglio addentrarmici senza il sostegno di un amico concreto e presente” (“Documenti” in E. Mörike – cit., p. 15)

E’ quindi assai significativo che le vicende narrate in “Mozart in viaggio verso Praga”, pubblicato nel 1856, prendono avvio avendo in primo piano, sin dall’incipit, il Don Giovanni di Mozart che, come abbiamo visto, si associa per Mörike al pensiero della morte. La novella ha infatti così inizio: “Nell’autunno dell’anno 1787 Mozart, accompagnato dalla moglie, partì alla volta di Praga, per farvi rappresentare il Don Giovanni”.

Emerge quindi un evidente nesso tra la vita di Mörike e questa sua novella, la quale, peraltro, riveste un ruolo assai importante nel complesso della sua produzione in prosa e, in generale, nella produzione novellistica dell’ottocento tedesco. Theodor Storm, altro grande contemporaneo di Mörike, in una sua lettera del 1877 scrive: “…dopo il Mozart...egli non avrebbe scritto più niente di simile valore” (“Documenti” – cit., p. 16). E il nostro più grande storico della letteratura tedesca Ladislao Mittner definisce la novella: “…la più bella di tutto l’Ottocento tedesco” (L. Mittner – “Storia della letteratura tedesca” Dal Realismo alla Sperimentazione, Tomo Secondo. Dal Biedermeier al Fine Secolo ( 1820-1890) – Einaudi – 2002 – p.480)

Per effetto quindi sia di quel controcanto inquieto e tormentato che si cela dietro l’armonia apparente del Biedermeier di cui parla Sebald, sia della personale biografia di Mörike, nel solco del nesso biografia-opera così come sviluppato da Sebald in “Soggiorno in una casa di campagna” – in cui ci fa vedere come le opere degli autori di cui parla siano intimamente connesse alle loro biografie – l’incombere del pensiero della morte, che è il motivo latente ma in realtà centrale che aleggia nella novella, è un segno dell’arte dell’epoca, ma anche un ben preciso segno dell’arte e della vita di Mörike.

Tuttavia “Mozart in viaggio verso Praga” è, nella forma e nello svolgimento, tutt’altro che improntato sulla cupezza e sull’oscurità, così come, dato quanto sin qui detto, si potrebbe pensare. La bellezza e il fascino della novella consistono infatti proprio nel sotterraneo contrasto fra la sua squisitezza e la sua grazia esteriore e quel presago serpeggiare della morte che la attraversa impalpabilmente. Riuscendo Morike a conciliare una sensazione vaga ma ben presente di inquietudine esistenziale che traspare dal personaggio di Mozart, con un’intima esigenza di armonia e di equilibrio che attraverso Mozart Mörike infonde.

Ma, nel combinare, nel personaggio di Mozart, una malinconica e leggiadra grazia settecentesca con un senso di dolorosa bellezza, Mörike non fa che rappresentare se stesso e le caratteristiche della sua arte. Se quindi Mozart è l’indiscusso protagonista della novella egli, in realtà, è adottato da Mörike e fatto diventare una figura letteraria per esprimere, attraverso quella figura, il suo mondo interiore e la sua poetica, laddove, come rileva Claudio Magris, in modo perentorio e inequivocabile: …il Mozart della novella rappresenta il trionfo dell’armonia sull’insinuante assillo della tenebra, l’altissima misura di vita e di poesia che contiene nella trepidante e scherzosa gentilezza l’urgere della disperazione e della morte.” (C. Magris – “Introduzione” in E. Mörike – cit., p. 11)

Se quindi Sebald ci descrive Mörike per: “La sua ipocondria, le ubbie che lo afflissero di continuo, l’accidia e la tetraggine cui tanto spesso allude, la depressione latente, le paralisi improvvise e il repentino venir meno delle forze, le vertigini, le emicranie, l’orrore dell’ignoto che avverte in continuazione…” (W. Sebald – cit., pp. 69,70) tuttavia armonia e poesia erano profondamente connaturate in Mörike. Egli fu infatti uno dei più importanti lirici del suo tempo, i suoi Lieder e le sue ballate popolari furono musicati da compositori come R. Schumann, J. Brahms e H. Wolf, la sua padronanza della metrica lo rese un grande traduttore di lirici greci e latini. E ciò è testimoniato ampiamente sia da quanto afferma Mittner quando dice: “[Mörike] E’ certamente il più fine e sensibile temperamento lirico di tutto l’Ottocento, autore di alcune decine di poesie compiutamente perfette per la purezza, intensità ed armonia delle loro dolci e segrete vibrazioni interne” ( L. Mittner – cit., p. 464), sia da quanto rileva Claudio Magris: “…un secolo di storia della critica lo ha costantemente innalzato ai sommi vertici dell’arte, addirittura accanto ad un Goethe.” (C. Magris – cit., p.11)

Non sorprende quindi, leggendo “Mozart in viaggio verso Praga”, riscontrare la poeticità, l’eleganza, l’incanto e la musicalità che la prosa di Mörike emana. D’altro canto non bisogna dimenticare che Mörike fu anche pastore protestante a seguito degli studi teologici conclusi a Tubinga. Nel 1824 intraprende infatti il vicariato, “Ma più che ai compiti spirituali si dedica alla poesia, finché nel 1843 gli è concesso ritirarsi a vita privata” (“Cronologia della vita e delle opere” – cit., p.6).

E quest’esperienza non è secondaria per comprendere l’arte di Mörike se consideriamo quanto afferma Claudio Magris: “La canonica luterana è stata una delle culle della grande poesia tedesca: pastori e soprattutto figli di pastori, studenti di teologia e vicari di provincia hanno fornito alla vecchia Germania i quadri di una letteratura tortuosa ed appartata, tragica ed idillica. L’ abito talare è stato spesso la divisa di questo idillio contorto e struggente…

Ben presto tuttavia l’erudizione teologica e il colletto talare si rivelano, alla coscienza sensibile, un abito soffocante più che una veste in cui ripararsi: fra i grandi orfani della teologia tedesca basta pensare a Hölderlin, spezzato e bruciato dall’intensità della sua esperienza spirituale.

Mörike non fu travolto, ma riuscì invece a trasformare la sua fragilità e la sua inquietudine in elementi costitutivi della sua esistenza quotidiana, con i quali e forse grazie ai quali vivere la propria vita come il nevrotico si aggiusta e si aiuta con le sue malattie ” (C. Magris – cit., p.9, 10)

Il commento vero e proprio a “Mozart in viaggio verso Praga” nella seconda parte, a seguire.

4 thoughts on ““Mozart in viaggio verso Praga” – Eduard Mörike – Prima parte

  1. giacinta 11 giugno 2017 / 13:31

    Il Settecento raccontato da un autore dell’Ottocento… E’ una ripresa, in altri termini, dell’antitesi cuore-intelletto che si sta sviluppando nel tuo blog e in quello di Elena? 🙂

    p.s.
    C’è qualcosa su Mozart a Praga anche nelle memorie di Lorenzo Da Ponte, nato nel luogo da cui ti sto scrivendo 🙂

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  2. ilcollezionistadiletture 11 giugno 2017 / 14:55

    Ciao Giacinta. Beh non lo sarebbe, “…una ripresa, in altri termini,…” dato che sul “Mozart” di Mörike ci stavo “trafficando” da prima che nascesse la discussione su quell’antitesi proposta da Elena sul suo blog, che, a sua volta, non era al corrente del mio trafficare sul “Mozart”.
    Il tema mi sembra comunque più “interno” all’ 800 visto, tra l’altro, che è Hölderlin a porlo. In ogni caso potrebbe essere uno spunto da approfondire.
    Terrò conto delle memorie di Da Ponte che tra l’altro nel libro viene citato due volte, in due note, con riferimento a due opere, ma non di Mozart, di cui fu autore dei relativi libretti.
    Verificato il luogo natio di Da Ponte e quindi il tuo, da cui scrivi, e ti aggiungo che per metà, cioè da parte di madre, ti sarei anche molto vicino, visto che mia madre era di BL
    Un caro saluto e buona domenica.
    Ciao
    Raffaele

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  3. viducoli 25 giugno 2017 / 11:28

    Per quegli strani parallelismi che ci accomunano, anche io in questo periodo ho avuto a che fare con un autore del Biedermeier: Stifter. Ho letto una delle sue prove a mio avviso peggiori, Due sorelle, dove manca del tutto l’elemento drammatico o comunque problematico che altrove – anche in altre prove di Stifter -nobilita la letteratura del riflusso restauratore del periodo post-congresso di Vienna.
    Leggo quindi con molto interesse le tue recensioni di questa novella di Mörike, che mi affretterò a far entrare nella mia libreria, perché il Biedemeier, con il suo familismo, la sua esaltazione (in Stifter centrale) del piccolo mondo alpino tuttavia intrisa dell’accettazione dei montanti valori borghesi, rappresenta un periodo molto interessante della storia della letteratura, tra l’altro con occulte analogie con il presente.
    Anche Tu accomuni agli altri Grillparzer: a mio avviso almeno la sua novella più celebre, Il povero musicante si eleva nettamente sopra il genere Biedermeier, regalandoci un ritratto di emarginato che si proietta per certi versi direttamente nel ‘900 (ma forse questa cosa di ricercare il ‘900 dappertutto è semplicemente una mia innocua mania).
    Adesso vado a leggere la seconda parte…
    Ciao e buona domenica
    V.

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  4. ilcollezionistadiletture 25 giugno 2017 / 12:02

    Condivido pienamente quanto dici a proposito del Bidermeier come peraltro ti ho scritto, prima ancora di legger questo tuo post, in calce alla tua recensione di “Le due sorelle” che ho apprezzato molto
    E condivido anche il tuo giudizio su “Il povero suonatore” che è ho letto e che è effettivamente un grande racconto. So tra l’altro che tu lo hai recensito e ho da tempo in mente di leggere la tua recensione che mi riservo di fare presto. anche per un particolare che ti svelerò quando l’avrò letta, nel feed che ti lascerò.
    Si la novella di Mörike è sicuramente un punto fermo della letteratura Bidermeier oltre che essere molto bella.
    E, last but not least, mi fanno molto piacere questi “strani parallelismi che ci accomunano”.
    Ancora un carissimo saluto e a risentirci presto.
    Raffaele

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