“Infelicità senza desideri” – Peter Handke

Racconta Handke che alla notizia del suicidio di sua madre egli aveva dovuto reagire a due stati d’animo che rischiavano di imprigionarlo: uno era quello di rendere inoffensivo quell’evento, costringendolo nella sua indicibilità e subendone lo stordimento che esso gli procurava, l’altro, speculare ed opposto, era quello di viverne e provarne tutta la violenza che quell’evento portava con sé, subendone l’orrore e lo spaesamento, “…perché” – dice Handke – “si ha bisogno di sentire che ciò che si sta vivendo è incomprensibile e non si può comunicare: solo l’orrore risulta logico e reale. Ma a parlarne ricomincia subito la noia, e tutto torna di colpo inconsistente”. Continua a leggere