“Gli amori di mia madre” – Peter Schneider

“Gli amori di mia madre” è, prima di tutto, un romanzo su una grande passione amorosa, sul sentimento dell’amore, sul bisogno di essere amati. Ne è protagonista la madre di Peter Schneider il quale, a più di 60 anni dalla morte della madre, decide di raccontarne le vicende sentimentali che ella visse nel pieno degli anni della guerra e di cui lasciò testimonianza nel fitto epistolario che intrattenne con gli uomini di cui si innamorò, sebbene sposata e madre di quattro figli. Continua a leggere →

“Le botteghe color cannella” – Bruno Schulz

“Le botteghe color cannella” è un libro incontenibile, inafferrabile, indescrivibile, perché sfugge a qualsiasi possibile delimitazione, impossessamento, definizione. E’ un libro “mondo”, un libro infinito, dove ogni pagina, ogni frase, ogni parola si muta e si distacca da se stessa, si solleva e vola, si libra e si avvolge e apre universi caleidoscopici di immagini e di visioni che stordiscono e affascinano, che incantano ed emozionano. Continua a leggere →

“La passeggiata da Rostock a Siracusa” – Friedrich Christian Delius

“A metà della sua vita, nell’estate del 1981, il cameriere Paul Gompitz (P.G.) di Rostock decide di partire per Siracusa, nell’isola di Sicilia…con l’intenzione sempre che l’impresa riesca, di ritornare in ogni caso a Rostock.” Egli vuole fare quel viaggio, da Rostock a Siracusa, attraverso l’Italia, fatto da Johann Seume, scrittore suo conterraneo che ne riportò il resoconto in quel suo libro “Passeggiata fino a Siracusa nell’anno 1802” che P.G. “ha letto ai tempi di scuola e non lo ha mai dimenticato.” Continua a leggere →

“Giro di vite” – Henry James

Italo Calvino conclude la raccolta “Racconti fantastici dell’Ottocento”, da lui curata, con un racconto di Henry James e, nel farlo, motiva tale scelta definendo James “autore che appartiene al secolo XIX per la cronologia ma al nostro secolo come gusto letterario”, intendendosi ovviamente con “nostro secolo” il ‘900. Continua a leggere →

“Treni strettamente sorvegliati” – Bohumil Hrabal

Milan Kundera nel suo “L’arte del romanzo” così definisce il comico: “COMICO. Offrendoci la bella illusione della grandezza umana, il tragico ci consola. Il comico è più crudele: ci rivela brutalmente l’insignificanza di tutte le cose. Suppongo che tutte le cose umane contengano il loro aspetto comico…. I veri geni del comico non sono coloro che ci fanno ridere di più, ma coloro che svelano una zona sconosciuta del comico. La Storia è sempre stata considerata come un territorio rigorosamente serio. Ebbene, esiste il comico sconosciuto della Storia. Così come esiste il comico (difficile da accettare) della sessualità”. Continua a leggere →

“Come mio fratello” – Uwe Timm

“Essere sollevato in aria…la prima immagine che mi si è impressa nella mente – con la quale comincia per me la consapevolezza di me stesso, la memoria: dal giardino entro in cucina dove ci sono gli adulti, mia madre, mio padre, mia sorella…e poi sbuca fuori lui, il fratello, e mi solleva in alto.” Quel ricordo di sé – quell’immagine fondativa della sua memoria – è, per Uwe Timm, intimamente connesso al ricordo del fratello che ha in quel momento 19 anni, 16 anni più di lui. Pochi mesi dopo il fratello, ferito gravemente in Ucraina, dove si trova con la divisione scelta Totenkapf delle Waffen-SS, nelle quali si era arruolato volontario a 18 anni, morirà. E’ il 16 Ottobre 1943. Continua a leggere →

“Sostiene Pereira” – Antonio Tabucchi

“Quel bel giorno d’estate, con la brezza atlantica che accarezzava le cime degli alberi e il sole che splendeva, e con una città che scintillava, letteralmente scintillava sotto la sua finestra, e un azzurro, un azzurro mai visto, sostiene Pereira, di un nitore che quasi feriva gli occhi, lui si mise a pensare alla morte” In questo contrasto, tra quell’abbagliante forza vitale esterna e l’inquietudine tutta interna di Pereira, trasmessa da quel suo muto dialogare col pensiero della morte, prende avvio “Sostiene Pereira”. Continua a leggere →

“13 storie inospitali” – Hans Henny Jahnn

Questo titolo: “13 storie inospitali”, se tradotto letteralmente, così come esso è in tedesco, potrebbe essere reso, altrettanto appropriatamente, con : “13 storie non familiari”. Questa versione, consolidando la prima, insinua ulteriormente la cifra dell’estraneo, del non rassicurante, del non nominabile, in quanto non riconducibile ai codici (morali ed etico-sociali) e, soprattutto, in quanto evocazione di un innaturale che è degli uomini e negli uomini ma è, in essi e da essi, allontanato. Continua a leggere →

“Un assistente inaffidabile” – Maurizio Salabelle

“In otto giorni scrissi un romanzo di duecento pagine dall’insolito titolo Il lugubre, in cui raccontavo avvenimenti che non sarebbero assolutamente potuti accadere. Inventai per questo testo la nuova tecnica “iporealistica”. Dove anche le scene più banali contenevano dosi di inverosimile”. Continua a leggere →

“Opinioni di un clown” – Heinrich Böll

“…i due mali da cui sono afflitto per natura: malinconia e mal di testa. Da quando Maria è passata ai cattolici (sebbene Maria sia lei stessa cattolica, questa definizione mi pare appropriata), la violenza di questi due mali è aumentata….C’è una medicina di effetto momentaneo: l’alcol. Ci sarebbe una guarigione duratura: Maria. Maria mi ha lasciato. Un clown che comincia a bere perde quota rapidamente, precipita più in fretta di un operaio ubriaco che cade da un tetto”. C’è in queste poche righe tutta la tristezza di Hans Schnier, del clown Hans Schnier. Una tristezza dolorosa ma anche arrabbiata perché quella tristezza è prodotta da una ferita che ha in sé un’ingiustizia. Continua a leggere →