“I beati anni del castigo” è un romanzo in cui vi è una nota dominante ed è quella del perenne scarto tra la forma esterna delle cose e quella che invece è la loro effettiva interiorità. Tale forma esterna è contrassegnata da un ordine che regola e sovraintende tutto e con cui si manifesta la realtà delle cose così come appare. Ma dietro tale ordine fuoriescono segnali opposti che rivelano l’effettiva interiorità che quell’ordine maschera.
Autore: ilcollezionistadiletture
“L’ isola di Arturo” – Elsa Morante
“…sebbene fossi libero e amassi tanto le grandi imprese, io non uscivo mai dal mare di Procida, verso altre terre.” Queste parole delimitano non solo un confine fisico: quello circostante l’isola di Procida, dentro il quale si muove colui che le pronuncia, ma identificano un ben altro confine: quello in cui si svolge la sua vita e in cui egli creerà il suo mondo, facendo divenire quell’isola, la sua isola.
“Il libro dell’inquietudine” – Fernando Pessoa
Non sapendo in quale modo dimostrargli la mia ammirazione e non sapendo come ringraziarlo per la Poesia e la Bellezza che Pessoa ci ha regalato con questo suo capolavoro mi sono permesso di scrivere una cosa a Lui dedicata. Continua a leggere
“Memorie di Adriano” – Marguerite Yourcenar
“Poco a poco, questa lettera cominciata per informarti dei progressi del mio male è diventata lo sfogo di un uomo che non ha più l’energia necessaria per applicarsi a lungo agli affari dello Stato; la meditazione scritta di un malato che dà udienza ai ricordi. Ora, mi propongo ancor più: ho concepito il progetto di raccontarti la mia vita.” Con queste parole, poste poco dopo l’inizio del primo dei sei capitoli in cui sono suddivise le “Memorie di Adriano”, l’imperatore Adriano esplicita l’intento che ha assunto per lui quella lettera che egli sta scrivendo e indirizzando a Marco Aurelio, suo nipote adottivo nonché futuro erede dell’Impero, e cioè l’intento di raccontargli la propria vita nel momento in cui quella sua vita sta ormai giungendo al suo termine.
“Pedro Paramo” – Juan Rulfo
“- C’è stato un tempo in cui sentivo per molte notti il rumore di una festa….Mi avvicinai per vedere la festa e vidi questo: quel che stiamo vedendo adesso. Niente. Nessuno. Le strade deserte come adesso… – Questo paese è pieno di echi. Io non mi spavento più….E il peggio di tutto è quando senti chiacchierare la gente, come se le voci uscissero da qualche fenditura e, senza dubbio, così chiare che le riconosci”. Quel paese è Comala e, in quel paese, abitano voci di vivi ormai morti che, come anime costrette ad un eterno purgatorio, si aggirano e si sentono dovunque. Continua a leggere
“Sopra eroi e tombe” – Ernesto Sabato
“Sopra eroi e tombe” è un romanzo che contiene una grande ambizione quella di dare una rappresentazione dell’esistenza e di mostrare le forze che agiscono al suo interno. E nel perseguire ciò risalta il modo di arrivare a quella rappresentazione penetrando cioè in sfere che hanno a che vedere con l’insondabile e l’indicibile e cercando di dare anche ad essi voce e volto. Ma questa ricerca di una verità rispetto alla natura di quelle forze che nell’esistenza agiscono ha già in sé la consapevolezza del mistero di quella verità e della sua irraggiungibilità da cui quel senso di tormento e di oscura fatalità che da quella rappresentazione si sprigiona. Continua a leggere
“Il giunco mormorante” – Nina Berberova
Vi può essere, ad una prima lettura de “Il giunco mormorante”, l’impressione di muoversi dentro un vuoto, l’impressione cioè di qualcosa di inafferrabile trasmessoci da quel senso di etereo, di incorporeo, di impalpabile che lo pervade. Come venissimo sfiorati da un soffio esile e sottile. Continua a leggere
“La settima croce”- Anna Seghers
La recente ristampa de “La settima croce” di Anna Seghers ripropone non solo il suo romanzo più famoso nonché uno dei più noti di tutta la letteratura tedesca ma, più in generale, rinnova l’opportunità di leggere una scrittrice di assoluto rilievo nel panorama della letteratura europea del ‘900, ampiamente consacrata per il valore della sua opera. Continua a leggere
“La signora Dalloway” – Virginia Woolf
“Com’era fresca, calma…l’aria la mattina presto…fredda e pungente, e (per una diciottenne come era lei allora) solenne, perché in piedi di fronte alla finestra aperta lei aveva allora la sensazione che sarebbe successo qualcosa di tremendo”. In queste parole che Virginia Woolf fa pronunciare a Clarissa Dalloway all’inizio del romanzo sono già ravvisabili le coordinate fondamentali all’interno delle quali si muove “La signora Dalloway”. Continua a leggere
“Fame” – Knut Hamsun
La fame, intesa in senso letterale; il vagabondare fisico che è condizione esistenziale che diventa cifra stessa del romanzo e la dimensione urbana sono lo scenario narrativo in cui si svolge “Fame” come, peraltro, Hamsun fa dichiarare al protagonista sin dall’inizio, nell’incipit: “Al tempo in cui facevo la fame e vagabondavo per Cristiania, quella singolare città che nessuno abbandona senza portarne le stigmate…”. Continua a leggere