“Treni strettamente sorvegliati” – Bohumil Hrabal

Milan Kundera nel suo “L’arte del romanzo” così definisce il comico: “COMICO. Offrendoci la bella illusione della grandezza umana, il tragico ci consola. Il comico è più crudele: ci rivela brutalmente l’insignificanza di tutte le cose. Suppongo che tutte le cose umane contengano il loro aspetto comico…. I veri geni del comico non sono coloro che ci fanno ridere di più, ma coloro che svelano una zona sconosciuta del comico. La Storia è sempre stata considerata come un territorio rigorosamente serio. Ebbene, esiste il comico sconosciuto della Storia. Così come esiste il comico (difficile da accettare) della sessualità”. Continua a leggere

“Come mio fratello” – Uwe Timm

“Essere sollevato in aria…la prima immagine che mi si è impressa nella mente – con la quale comincia per me la consapevolezza di me stesso, la memoria: dal giardino entro in cucina dove ci sono gli adulti, mia madre, mio padre, mia sorella…e poi sbuca fuori lui, il fratello, e mi solleva in alto.” Quel ricordo di sé – quell’immagine fondativa della sua memoria – è, per Uwe Timm, intimamente connesso al ricordo del fratello che ha in quel momento 19 anni, 16 anni più di lui. Pochi mesi dopo il fratello, ferito gravemente in Ucraina, dove si trova con la divisione scelta Totenkapf delle Waffen-SS, nelle quali si era arruolato volontario a 18 anni, morirà. E’ il 16 Ottobre 1943. Continua a leggere

“Sostiene Pereira” – Antonio Tabucchi

“Quel bel giorno d’estate, con la brezza atlantica che accarezzava le cime degli alberi e il sole che splendeva, e con una città che scintillava, letteralmente scintillava sotto la sua finestra, e un azzurro, un azzurro mai visto, sostiene Pereira, di un nitore che quasi feriva gli occhi, lui si mise a pensare alla morte” In questo contrasto, tra quell’abbagliante forza vitale esterna e l’inquietudine tutta interna di Pereira, trasmessa da quel suo muto dialogare col pensiero della morte, prende avvio “Sostiene Pereira”. Continua a leggere

“13 storie inospitali” – Hans Henny Jahnn

Questo titolo: “13 storie inospitali”, se tradotto letteralmente, così come esso è in tedesco, potrebbe essere reso, altrettanto appropriatamente, con : “13 storie non familiari”. Questa versione, consolidando la prima, insinua ulteriormente la cifra dell’estraneo, del non rassicurante, del non nominabile, in quanto non riconducibile ai codici (morali ed etico-sociali) e, soprattutto, in quanto evocazione di un innaturale che è degli uomini e negli uomini ma è, in essi e da essi, allontanato. Continua a leggere

“Un assistente inaffidabile” – Maurizio Salabelle

“In otto giorni scrissi un romanzo di duecento pagine dall’insolito titolo Il lugubre, in cui raccontavo avvenimenti che non sarebbero assolutamente potuti accadere. Inventai per questo testo la nuova tecnica “iporealistica”. Dove anche le scene più banali contenevano dosi di inverosimile”. Continua a leggere

“Opinioni di un clown” – Heinrich Böll

“…i due mali da cui sono afflitto per natura: malinconia e mal di testa. Da quando Maria è passata ai cattolici (sebbene Maria sia lei stessa cattolica, questa definizione mi pare appropriata), la violenza di questi due mali è aumentata….C’è una medicina di effetto momentaneo: l’alcol. Ci sarebbe una guarigione duratura: Maria. Maria mi ha lasciato. Un clown che comincia a bere perde quota rapidamente, precipita più in fretta di un operaio ubriaco che cade da un tetto”. C’è in queste poche righe tutta la tristezza di Hans Schnier, del clown Hans Schnier. Una tristezza dolorosa ma anche arrabbiata perché quella tristezza è prodotta da una ferita che ha in sé un’ingiustizia. Continua a leggere

“Fratelli” – Carmelo Samonà

Due fratelli, di cui uno malato, di una malattia senza nome, vivono, da anni, in una grande casa, isolati e da soli, immersi in un astratto presente. In quello spazio, rarefatto e privo di identità, in cui si dilata e si rinchiude la loro presenza, si rinnova un’ostinata quanto sfuggente reciproca ricerca dell’altro, da entrambi messa in atto attraverso una trama di elaborati rituali fatti con il tramite di un loro personale alfabeto della comunicazione e volti ad alimentare la loro insidiosa quanto inscindibile relazione. Continua a leggere

“Congetture su Jakob” – Uwe Johnson

Congetture su Jakob è libro difficilissimo, volutamente difficile.” Ladislao Mittner esordisce con queste parole nel capitolo che dedica a Uwe Johnson e a “Congetture su Jakob” nella sua “Storia della letteratura tedesca” e, nell’esaminare la natura di tale difficoltà dice: “Fra brani stampati a caratteri normali ed in corsivo, il montaggio su nastri fotografici e sonori paralleli, intrecciati e sovrapposti, fra nude e scarne relazioni, monologhi e dialoghi spettrali nella loro apparente oggettività ed improvvisi e rapidissimi fasci di luce che cadono sul passato, il lettore non solo perde spesso il filo, ma talora con tutta la buona volontà non riesce a stabilire neppure chi parla o pensa (o agisce) nei singoli brani.” Continua a leggere

“I sette pazzi” – Roberto Arlt

Juan Carlos Onetti nel suo “Profilo di Roberto Arlt” che fa da introduzione a quella che fu, nel 1971, la prima edizione italiana de “I sette pazzi” – meritoriamente riediti nel 2012 da Sur – dice: “…insisto: era un genio…se un abitante qualsiasi di questi umili lidi è mai giunto ad avvicinarsi alla genialità letteraria, questi aveva nome Roberto Arlt…Parlo di un romanziere che avrà maggior fama via via che passeranno gli anni (e su questo punto si può scommettere), e che, incomprensibilmente, nel mondo è quasi sconosciuto.”

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“L’odore del sangue” – Goffredo Parise

“Se fossi stato un’altra persona” disse prima di morire [Parise]…”sarei andato da uno psicoanalista per liberarmi delle mie ossessioni. Ma siccome sono uno scrittore, me ne sono liberato scrivendo” ( Cesare Garboli – “Prefazione” in G. Parise – “L’odore del sangue” – Rizzoli – 1997 – p.VI). In questa affermazione che Parise fa sulla genesi de “L’odore del sangue” è racchiusa la necessità di questo romanzo. Continua a leggere