“Miguilim” – Joao Guimaraes Rosa

Un mondo lontano e selvaggio, povero e isolato, in cui la vita è intrisa di sacrifici, si trasforma in un piccolo mondo sospeso, come fuori dallo spazio e dal tempo:danzante in aria: “Il sor Aristeo….diceva quelle cose danzanti in aria.” dove gli esseri umani, gli animali, gli avvenimenti, le cose, trascendono sè stessi e la realtà concreta di cui fanno parte e diventano essenze, immagini, suoni, colori, in una parola simboli.

Tutta una serie di possibili modi di sentire le cose, di declinazioni della gioia e del dolore, di eventi grandi e piccoli, di evocazioni, scorrono di fronte a noi in modo fluido e incessante, attraverso il racconto della vita di Miguilim, della sua famiglia, dell’universo fisico ed esistenziale che lo circonda ma, soprattutto, attraverso il racconto dei suoi pensieri e della sua immaginazione.

Tutto sembra mosso da forze primitive ed arcaiche, da regole ancestrali che superano e prescindono il raziocinio umano e la possibilità dell’uomo di dominarle. Non è una questione di fato.  E’ più una questione di antropologia o se si vuole di mitologia. “Miguilim” è il racconto della scoperta e del penetrare in questo mondo. Miguilim capisce e non capisce, pone domande, ottiene risposte, interpreta, inventa, immagina.

E una narrazione calda, affettuosa, talora metafisica, comunque assolutamente originale, avvolge ogni cosa e porta ad abbandonarsi ad essa. Un po’ come per una poesia di cui bisogna cogliere il ritmo e seguirlo, allo stesso modo il linguaggio apparentemente privo di sintassi di G. Rosa crea una dimensione assolutamente funzionale a ciò di cui si parla dove ordine, razionalità,certezze scompaiono e domina l’imprevisto, l’ignoto,l’ineluttabile.

E alla fine un po’ come fosse un atto di fede una sola certezza ci può salvare e ad essa dobbiamo tenerci sempre saldi: “Se Dito fosse ancora in casa, cosa avrebbe pensato Dito? Dito diceva che bisognava essere sempre pieni di allegria, allegri per dentro, qualsiasi cosa di brutto accadesse, allegri nel profondo. Era possibile? Allegria era vivere piano piano, minutamente, non prendendosela molto per nessuna cosa”

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