“Racconti londinesi” – Doris Lessing

Sullo sfondo di ambienti e luoghi mai sgradevoli, anzi spesso accattivanti, in ciò resi da una descrizione delicata ed elegante, questi racconti fotografano in realtà un mondo pieno di lacerazioni dove il gioco dei contrasti tra ambientazioni apparentemente distensive e piccoli/grandi drammi che vi si consumano rende tali lacerazioni ancor più evidenti.

Lacerazioni di tutti i tipi.

Prima di tutto lacerazioni affettivo/familiari. Nelle coppie che si trascinano irrisolte alla ricerca di equilibri impossibili tra passato e futuro.Nei rapporti tra genitori e figli carichi di aggressività. Nei resoconti di amanti che non si sono mai amati.

Lacerazioni sociali. Tra old england e le new entries sociali,etniche, culturali, razziali contemporanee.

Architettoniche ed urbanistiche. Tra nuovi insediamenti e vecchi insediamenti.

Lacerazioni umane. Tra anziani che non riconoscono più ciò che li circonda e ne soffrono e altri che per fortuna loro non ne soffrono. Tra assistiti che avrebbero bisogno di ancor più assistenza e assistiti che si accaniscono su chi già li assiste anche sin troppo.

La sequenza di scatti presi in giro per Londra dalla Lessing e l’immaginario urbano e sociale tipicamente metropolitano che riesce ad evocare rendono questi racconti sicuramente realistici e plausibili.Tuttavia lo stile garbato e un po’ anestetizzato, che pure rende più evidenti le lacerazioni di cui si parla, fa risultare emotivamente freddo l’impatto della lettura. E una certa insistenza nello scavo psicologico ed esistenziale rende spesso eccessivamente “carica” la narrazione di questo tipo di riflessioni.

 

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