“Auto da fé” – Elias Canetti

La donchisciottesca epopea di Kien bibliofilo e studioso, esistenzialmente, prima ancora che fisicamente, rinchiuso nella sua biblioteca, tra i suoi libri, nel suo sapere. Gusci, astrazioni nei quali Kien vive in modo totalizzante ed autoreferenziale. Ma il mondo esterno, la realtà, gli altri incombono, non vi si può sfuggire e non c’è lettura, non c’è sapienza che tenga di fronte all’irrompere della materialità e molteplicità della vita.

E così gli esemplari umani, specchio di quella che è la miseria concreta, quotidiana del genere umano, in cui Kien si imbatte, mettono a nudo la sconcertante, devastante, patetica inadeguatezza e incapacità di Kien di stare al mondo. Il povero Kien è fatto a pezzi da tutto e da tutti e non se ne rende conto. E’ un uomo disperato e non sa di esserlo. Impermeabile e imperterrito continua la sua parabola verso la sua stessa dissoluzione. Incapace di osservarsi, ascoltarsi, giudicarsi, ma anche di osservare, ascoltare, giudicare gli altri. Un essere umano che entra si in rapporto con altri esseri umani, ma che non entra mai in relazione con essi.

Essendo,al fondo, tutto in Kien una mostruosa, kafkiana costruzione mentale, con la quale automistifica sé e gli altri, per sfuggire alla realtà per come essa effettivamente è. Un esempio folgorante di alienazione dal mondo e di alienazione da sé. Detto questo si resta affascinati dal teatro dell’assurdo, dal grottesco, dalla comicità amara e crudamente realistica che si sprigiona dalle pagine di “Auto da fé”.

Le geniali soluzioni narrative, la capacità di rendere il ridicolo, il linguaggio e i linguaggi variopinti, l’immaginazione nel raccontare l’immaginazione sono sorprendenti. Ma “Auto da fé” non è solo un grande e bellissimo romanzo, è qualcosa di più. E’la rappresentazione dello scontro titanico tra l’io e il mondo, tra l’uomo moderno e la modernità, tra il maschile e il femminile, tra noi e gli altri e, citando C. Magris, si può ben dire che “Canetti scolpisce la totale tragedia dell’individuo braccato”. (C. Magris-“Gli elettroni impazziti:Elias Canetti e l’Auto da fè” in “L’anello di Clarisse”-Einaudi Tascabili-1999-pg. 275)

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