“Memoriale” – Paolo Volponi – Seconda parte

“I miei mali sono cominciati tutti alcuni mesi dopo il mio ritorno dalla prigionia in Germania, quasi che la terra materna, dopo tanto e così crudele distacco mi rigettasse”. Con queste parole Albino Saluggia, il protagonista del romanzo, inizia la sua narrazione che si qualifica, poco dopo, con la necessità di dare voce a una sofferenza divenuta ormai estrema, per offrirle uno sfogo che la renda sopportabile ma anche, e soprattutto, una identità che la sveli per intero: “Oggi che scrivo ho già compiuto trentasei anni e i miei mali sono arrivati a un punto tale che non posso fare a meno di denunciarli”. Perché quei suoi mali ormai durano da dieci anni tanto è il tempo trascorso da quel loro apparire, dichiarato nell’incipit, allo scriverne a cui Albino sta dando seguito.

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“Memoriale” – Paolo Volponi – Prima parte

“A quindici anni, Volponi scrive i suoi primi racconti. Pagine molto drammatiche e disperate. Un racconto riguardava un ragazzo contadino “matto” e silenzioso, tutto rinchiuso in un mondo suo e a contatto più con l’orto e la sua fauna che non con le altre creature umane…Erano scritti di un ragazzo introverso e grandemente bisognoso d’affetto;…quella piccola attività letteraria rappresentava un’oasi di contrizione, una solitudine centellinata ed era al tempo stesso uno sfogo, un dire alla carta quando in casa non c’era nessuno a cui dire qualcosa…nel dopoguerra Volponi incomincia a scrivere poesie…Nel 1948 riuscì a pubblicare il suo primo libro di versi, “Il ramarro”…Nel 1955 dette un’altra prova della sua vena poetica pubblicando il volume “L’antica moneta”, che non mancò di attirare l’interesse della critica più qualificata…Nel 1960 uscì il suo terzo volume di versi “Le porte dell’Appennino” che gli valse il Premio Viareggio di quell’anno…[che] fu un anno cruciale per Volponi… [in esso] si colloca il lavoro del suo primo romanzo “Memoriale” …[con cui] Volponi scoprì la sua vera strada d’artista, e la funzione quasi di apprendistato che le sue poesie avevano svolto in lui.” ( Enrico Baldise – “Invito alla lettura di Volponi” – Mursia – 1982 – pp. 14-20)

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