“La panchina della desolazione” – Henry James

“La panchina della desolazione” la si può considerare, al tempo stesso, una fiaba e un incubo, come, a un certo punto, allo stesso Herbert Dodd, la vicenda, oggetto del racconto di cui egli è il protagonista, si rivela: “gli si rivelò sotto l’aspetto ad un tempo della fiaba e dell’incubo”.

Queste due polarità rispecchiano quella che è, nel suo insieme, la fisionomia di questo racconto di Henry James, tutto giocato sul tema degli opposti come lo sono appunto la fiaba e l’incubo in cui si vede “ad un tempo” proiettato Herbert Dodd. A loro volta tali opposizioni sono fortemente estremizzate ma anche fortemente interconnesse. Tanto che ci si può trovare con la sensazione di essere dentro i due estremi di una fiaba e di un incubo ma, al tempo stesso, con la sensazione di trovarsi in entrambe queste situazioni. Senza, quindi, che tali opposti sia possibile scinderli, essendovi sia l’uno che l’altro in un intreccio che rende arduo stabilire i confini tra bene e male.

E ciò non solo fra i due protagonisti, i quali nonostante il conflitto che li dividerà avranno, alla fine, i loro reciproci destini inscindibilmente legati, ma soprattutto all’interno di tali personaggi entrambi segnati da ambivalenze che faranno emergere, nell’agire di ciascuno, duplicità tanto opposte quanto inestricabili. La più esemplare di tali opposizioni, quella che più risalta e che segna l’intera vicenda è l’opposizione fra il farsi carnefice e, al tempo stesso, il farsi salvatrice di Herbert Dodd da parte di Kate Cookham, la protagonista femminile del racconto. Kate Cookham si rivelerà, infatti, malvagia e persecutoria ma, nello stesso tempo, amorevolmente prodiga, nei confronti di Herbert Dodd, in quanto, se per un verso, lo getterà nella rovina più totale sarà anche colei che lo salverà da quella rovina.

Al punto che l’averlo mandato in rovina risulterà alla fine essere stato voluto da Kate Cookham per amore in quanto, salvandolo da quella rovina, ciò le consentirà di dimostrargli l’amore che ella nutriva per lui. Laddove, nel personaggio di Kate Cookham, si mischiano la crudeltà e la generosità, la colpevolizzazione dell’altro ma anche il suo perdono, l’ avere condotto Herbrt Dodd a vivere come fosse in un’eterna espiazione ma anche il liberarlo da tale condizione. Kate Cookham si era infatti innamorata di Herbert Dodd ed era stata, da questi, inizialmente ricambiata. A un certo punto però Herbert Dodd la respinge e, nel frattempo, si innamora di colei che sarà la sua futura moglie. Incapace di accettare la situazione Kate Cookham agisce quella che appare una vendetta.

Minaccia infatti Herbert Dodd che, a causa del fatto che egli non ha adempiuto agli impegni da lui inizialmente presi con lei, lo avrebbe denunciato e portato in tribunale salvo, in alternativa, risarcirla con una cospicua somma. Herbert Dodd, ferito e al tempo stesso paralizzato dalla veemenza e dalla prepotenza di Kate Cookham si rivela incapace di reagire a tali minacce e, senza neanche sincerarsi se Kate Cookham avesse potuto agire legalmente contro di lui – azione che, peraltro, successivamente, ella stessa ammetterà che sarebbe stata infondata – decide di pagare. Rinunciando perciò a difendersi pur di togliersi quella donna dai piedi e riacquistare così la sua libertà e non inficiare la sua futura vita sentimentale.

James dipinge i due personaggi in modo specularmente opposto. Tanto energica e determinata appare Kate Cookham ma, nel contempo, aggressiva e avida, tanto debole e fragile, ma nel contempo, teso a rifuggere da ogni tipo di bassezza e meschinità Herbert Dodd. Il quale viene descritto come un uomo vulnerabile per indole: “fin dai tempi più lontani di cui aveva ricordo, c’erano state cose intorno a lui delle quali aveva sofferto, mentre gli altri non ne soffrivano; e aveva tenuto la maggior parte delle sofferenze per sé – il che gli aveva insegnato, in certo senso, come soffrire e come, quasi, trovarvi piacere.”, ma anche prigioniero del suo orgoglio: “Avrebbe potuto trovarsi rovinato per tutta la vita; più ci pensava, più fermamente credeva che davanti a lui non si aprisse altra via. Ma finì per vedere quella condanna sotto la luce quasi redentrice della circostanza che tutto sarebbe accaduto perchè egli era, al paragone, troppo aristocratico. …Non importa egli non poteva essere diverso da quello che era. Naturalmente avrebbe sofferto in modo crudele, ma quando era mai successo che egli non avesse sofferto in modo crudele? A qualunque compromesso fosse ricorso, come avrebbe potuto vivere senza quell’orgoglio?”

Ma accettare il ricatto di Kate Cookham segnerà – come peraltro lui stesso aveva prefigurato – il destino di Herbert Dodd il quale si indebiterà pesantemente per poterla pagare. Il che lo farà sprofondare nella più cupa miseria nella quale trascinerà sia la moglie che le sue due bambine che, tutte vittime dell’indigenza, moriranno e lui stesso, oltre ad essere rimasto solo, dovrà abbandonare la sua attività di libraio e il relativo negozio e adattarsi a  un umile impiego. Il prezzo che Herbert Dodd paga per non essersi voluto abbassare al livello di Kate Cookham, così come, dal suo punto di vista, egli ha ritenuto fare è quindi enorme ma, proprio questo, mette in discussione quel senso di superiorità che traspare dal suo comportamento.

Le conseguenze che egli provoca per effetto di quella superiorità lo rendono vittima di se stesso prima ancora che di Kate Cookham, e colpevole nei confronti della moglie e dei figli. Emergendo, anche nel personaggio di Herbert Dodd un’opposizione che lo rende suscettibile di essere guardato con umana pietà per le sue debolezze e per le sue paure, ma anche di essere tacciato di irresponsabilità, di insipienza e di codardia per le scelte auto ed eterolesioniste compiute. Laddove una sorta di istinto alla purezza e all’innocenza si ritorcerà contro di lui divenendone ostaggio impotente e subalterno. Da quel momento la solitudine diverrà la compagna di vita di Herbert Dodd e la panchina, “la panchina della desolazione”, isolata in fondo al molo di quella località balneare in cui si svolge la vicenda, diverrà il luogo in cui egli si condurrà, portando con sé i suoi rimorsi, i suoi dubbi e la percezione de “l’orgoglio che lo aveva sostenuto fin lì dissolversi in nulla”.

E’ un destino fatto di squallore e privo di speranza quello che si para di fronte ad Herbert Dodd. Un uomo ormai solitario e solo, estraneo agli altri e, al tempo stesso, estraniato dagli altri. Senonché, un giorno – sono ormai trascorsi anni – mentre egli è, come suo solito, seduto su quella panchina, gli appare di fronte una “donna matura, distinta, imponente [la quale] stava a guardare l’uomo afflosciato, insignificante, cencioso…sulla panchina.” Quella donna è Kate Cookham e, a quell’apparizione, Herbert Dodd reagisce come è nella sua natura: “egli rimaneva semplicemente passivo e sbalordito, stupefatto senza risentimento, a bocca aperta, intento a quello che stava accadendo sotto i suoi occhi”.

Ma, all’opposto di Herbert Dodd e, all’opposto di quello che era stata, Kate Cookam appare nuova e diversa: “Era semplicemente un’altra persona, una persona del tutto diversa…La ricordava come incline a una struttura massiccia e negata alla grazia ma quella che gli stava davanti era una donna magra, fine, consunta, quasi sciupata; che…aveva tuttavia riparato al guasto con qualcosa che egli poteva definire soltanto come una ricca accumulazione di raffinatezza”. Kate Cookham è lì per rientrare di nuovo nella vita di Herbert Dodd ma non più negli stessi termini della volta precedente. Non per infierire su di lui ma per venire in suo soccorso. Non per spillargli denaro ma per restituirgli quello che gli aveva sottratto, oltretutto cospicuamente maggiorato grazie agli investimenti che ne aveva fatto e che adesso è tutto lì, a disposizione di Herbert Dodd.

Non, infine, per costringerlo a stare con lei ma per offrire liberamente a Herbert Dodd la possibilità, se egli l’avesse voluto, di stare con lei. Herbert Dodd viene quindi messo di fronte ad una realtà delle cose anch’essa nuova e diversa. Quanto è accaduto non è come apparentemente sembrava. Kate Cookham con quel suo comportamento venale e pieno di protervia aveva agito con intenti opposti e diversi e cioè con l’intento di precostituirsi l’unico modo che gli era apparso possibile per tenere legato a sé Herbert Dodd, per tentare, un domani, di riaverlo con sé. Per dimostrargli, alla luce di come ella si era realmente comportata, la sua devozione e la sua fedeltà, nonché la sua moralità ed onestà che, così come le vicende si erano sin lì svolte, ella sembrava non avere.

Kate Cookham aveva quindi, comunque, agito nel suo interesse, ma l’interesse che l’aveva mossa non era stato certo quello materiale ma era stato quello dettato dal suo amore per Herbert Dodd: “ Volevo prendermi cura di te – era la cosa che avevo voluto fin dal principio – e alla quale, da principio, tu sembravi avere acconsentito. E l’avrei fatto, oh, l’avrei fatto! T’avrei amato e aiutato e protetto, e non avresti avuto preoccupazioni, nessuna sciagura crudele e rovinosa” gli dirà Kate Cookham. Un amore egoistico e crudele certamente quello di Kate Cookham, basato sul possesso e sul condizionamento altrui, nel quale aveva “incastrato” Herbert Dodd e in cui, di fatto, lo “incastrava” un’altra volta mettendolo di fronte a quella imprevista e “fiabesca” apparizione, la quale però aveva, in realtà, tutti i caratteri di un “incubo”.

Perché con quel suo offrirglisi senza condizioni, oblativo e quasi materno, con quel suo atto di generosità Kate Cookham obbligherà Herbert Dodd a prendere una posizione: o respingere lei e i suoi soldi in nome dei lutti patiti risarcendo con quell’atto di dignità la moglie e le figlie del sacrificio della loro vita, o accettare Kate Cookham, sacrificando un’ altra volta, anche nella memoria, la moglie e le figlie, ma però avere, in tal modo, riaperta di fronte a sé la speranza. La speranza di uscire dalla solitudine, dalla miseria, dallo squallore, dalla mancanza di amore, a cui si era ormai rassegnato.

Ancora una volta era quindi e comunque Kate Cookham a decidere il destino di Herbert Dodd e qualunque destino avesse scelto egli ne avrebbe comunque pagato un prezzo fissato da Kate Cookham. Ma, come una volta aveva già detto di sé, Herbert Dodd “non poteva essere diverso da quello che era”, ed egli era un uomo predestinato alla sottomissione: “anch’ella sapeva: sapeva, cioè, che egli non era veramente libero, che quella era la più inconsistente e vana delle parate, la più miserabile e vuota delle millanterie; che la sua indigenza, la sua solitudine, il torto sofferto, il rancore esausto, la sua predestinata sottomissione a qualunque interesse gli si mostrasse, tutto gravava nell’insieme troppo insostenibilmente sopra di lui, perché le deboli ali del suo orgoglio potessero fare gran cosa più che tremolare vagamente”

Ma è proprio della sottomissione di Herbert Dodd che si nutre l’amore di Kate Cookham laddove “il suo terribile attaccamento per lui era dovuto proprio a quel fatto…che lei gli faceva fare tutto quello che voleva” E tutto allora appare avere un senso, un senso inevitabile e inesorabile: Herbert Dodd e Kate Cookham sono destinati ad un comune destino, perché così come Kate Cookham non può non essere la carnefice di Herbert Dodd, quest’ultimo, al tempo stesso, non potrà non farsi salvare da Kate Cookham e dal suo amore per lui. E così, lì su quella panchina, alla fine Herbert Dodd si rese “soltanto conto, col senso del durevole e rinnovato e mirabile aiuto di lei, che un braccio lo cingeva e che era sostenuto. Ella sedeva accanto a lui sulla panchina della desolazione”

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