“Il giovane Holden” – Jerome David Salinger

Il buon Holden Caulfield (H.C.) è proprio commovente. E’ un sacco di cose ma, prima di tutto, è un maledettissimo, simpaticissimo, tenerissimo tipo. Solo, veramente solo contro tutto e contro tutti. Per la sua età ha già capito tante cose, solo che lui lo sente, ma non lo sa ancora fino in fondo e quindi non sa neanche che cosa fare di se stesso, così finisce che, a quasi tutti, sembra solo molto incasinato e basta. Ma, in realtà, proprio perché ha capito tante cose che è solo contro tutto e contro tutti.

Prima di tutto H. C. è capace di vedere e sentire le persone, perché il nostro vecchio H. è un ragazzo sensibile, veramente sensibile. Sente che le persone vengono prima delle cose, la realtà viene prima della finzione (cinema, teatro e messe in scena varie), il singolo, l’individuo, viene prima del gruppo, cioè di quelli che “fanno lega tra loro” e poi che i morti possono essere più importanti dei vivi. Ma poi, detto questo, si accorge che le persone a cui, in generale, lui sarebbe anche disposto a prestare attenzione, in realtà di lui se ne fregano. Che, in fondo, la cosa più difficile e complicata con cui avere a che fare sono proprio le persone, sia in generale, sia in particolare quelle con cui ha più a che fare.

E tanto più le persone sono grandi e adulte, importanti e sistemate tanto più sono odiose. Vorrebbe cercare di farglielo vedere H.C. a quelli lì che lui ha le palle, ha coraggio, ma sono tutti troppo occupati con se stessi per dargli ascolto, vanno tutti da un’altra parte, proprio nella direzione opposta a quella dove va lui, e così anche il coraggio va a farsi benedire.

E che lui vada in quell’altra direzione non gliene frega niente a nessuno. Anzi, molti di questi pensano che il buon H. deve essere un po’ matto tanto che, spesso, pure lui lo pensa di se stesso. Se non fosse per la dolce, cara Phoebe, l’adorata e adorabile sorellina, anche fra quelli della sua età, che frequentano quei maledetti college, da cui lui viene sistematicamente sbattuto fuori, o fra quelle benedette ragazze, carine o meno che siano, non ce n’è uno o una che si salvi, con cui si riesca cioè a dire due parole intelligenti o che gliene freghi veramente qualcosa di te.

Nessuno va oltre quello che vede, o peggio ancora nessuno va oltre quello che vedono tutti, nessuno si fa domande strane, un pò fuori dal comune come, per esempio, quella su che fine fanno le anatre nel laghetto di Central Park quando d’inverno il laghetto ghiaccia. Nessuno se lo chiede e nessuno che ti sappia dare una risposta quando glielo chiedi. Anzi, tanto per cambiare, lo prendono per matto al povero H. quando lui lo chiede a qualcuno. Così come quella volta che s’inventa di proporre a quella Sally Hayes di scappare con lui nel Vermont a spaccare legna e a vivere in una casetta di legno vicino a un ruscello e quella poco ci manca che gli viene un colpo.

Al nostro piccolo grande H. le idee non mancano, la voglia di fare, di inventarsi qualcosa non gli manca, insomma di tirarsi fuori da quella maledetta depressione che, la gran parte delle cose e delle persone che lo circondano gli fa venire. Ma più ci prova e più quelli lo ributtano indietro. Che palle. Per quanto riguarda Dio è un po’un casino perché i suoi “genitori sono di religione diversa, e in famiglia tutti noi figli siamo atei”, anche se, a quelle due suore così gentili, il nostro H. quei 10 dollari glieli ha dati di cuore. Della famiglia neanche parlarne, né la sua né quella degli altri.

La scuola poi, il nostro vecchio H. la odia, parole sue, come odia “vivere a New York”, come odia ” di essere presentato a dei palloni gonfiati”, e come odia tutta quella gente che ha “il pallino delle macchine”, che “se prendono un nuovo modello già pensano di cambiarlo con un altro ancora più nuovo”. Figuriamoci poi l’esercito: “Non sarebbe tanto brutto se si limitassero a prendervi e a spararvi o qualcosa del genere, ma è che bisogna stare nell’esercito così a lungo accidenti. Questo è il guaio.” Ma quel che è peggio, come gli disse un giorno suo fratello, è che “nell’esercito c’erano tanti di quei bastardi da far concorrenza ai nazisti”. Insomma “se c’è un’altra guerra, tanto vale che mi prendano e mi mettano davanti al plotone d’esecuzione”.

Ma se può il nostro H. è pronto a darti una mano, te la da senza pensarci su troppo, è generoso, non sta troppo a pensare neanche ai soldi, anzi li perde pure. E poi gli piace ballare ed è anche bravo, gli piace bere e regge anche bene l’alcool. E poi è ancora vergine, ma non è molto contento di questo, tanto che al vecchio Carl Luce gli dice chiaro e tondo: “Ho una vita sessuale che è uno schifo”.

Ma va detto anche che il nostro H., molte volte, è veramente spassoso e divertente quando racconta le cose. Solo il modo di raccontare le cose di Woody Allen è paragonabile al modo di raccontare le cose di H. C., con la differenza che H. è venuto molto prima di Woody Allen.

Insomma da tutto quanto si capisce che H. non è uno arrabbiato, è che lo fanno arrabbiare, non è uno disincantato è che lo fanno disincantare, non è un cinico è che lo fanno diventare cinico, anche se però questo non gli riesce per niente bene, perchè, che lui lo voglia o no, resta un maledettissimo, simpaticissimo, tenerissimo tipo, che ha una gran voglia di voler bene e di essere voluto bene. Ciao Holden Caulfield, ti voglio bene.

 

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