“La versione di Barney” – Mordecai Richler

Un’esperienza memorabile. Fosse andato avanti per altre 400 pagine avrei divorato anche quelle. Un libro che ti dà tanto da pensare ma che non ti dà tempo per pensare perché lo leggi di foga in quanto:
è scritto di foga (tanto che si perde il filo – le famose “digressioni”- anche se poi lo si ritrova sempre);
racconta una vita vissuta di foga.

Un libro di una umanità sconcertante perché Barney è: di parte (of course) eppure sincero, dissacrante e disincantato eppure pieno di affetto e di affetti, a suo modo tragico eppure sempre divertente, narcisista ma comunque rispettoso degli altri, egoista e generoso, capace di essere stronzo ma capace di passare da stronzo anche quando non lo è, ridicolizza negri, ebrei e francofoni del Quebec ma non è razzista, individualista ma anche molto socievole, acido e al tempo stesso sentimentale, ricco ma per potersi godere liberamente la vita non per fare il Paperon de Paperoni, irrisolto professionalmente anzi forse irrisolto in tutti i sensi ma non per questo infelice o ripiegato su di sé.

Insomma, tutto puoi dire di Barney ma mai che sia falso, opportunista, arrivista cioè un uomo di potere.

Un esemplare di essere umano del quale si potrebbe anche dire: avercela una vita come quella di Barney. Anche se viene da chiedersi sarà poi stata così davvero. Questa in fondo è: “La versione di Barney”.

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