“Il custode” – Carmelo Samonà

“In un luogo di cui non so nulla, a una distanza che mi sembra incolmabile da tutto ciò che un tempo mi fu familiare – o appartenne, anche se remotamente, al mio mondo – una stanza anonima, immersa quasi sempre in una leggera penombra, ospita il mio corpo contro la mia volontà. Non ho che da forzare un poco la maniglia dell’unica porta, e subito la gravità della mia condizione mi è nota. Sono costretto in uno spazio di cui ignoro anche le più immediate adiacenze e dove ogni rapporto col mondo esterno mi è rigidamente vietato, ogni via d’uscita preclusa. Non ho, accanto a me, compagni di prigionia con cui confidarmi, non vi sono custodi che mi diano qualche segno d’una loro volontà di intrattenermi o parlarmi….Vittima di una sorveglianza meticolosa, ho rinunciato da tempo anche a qualsiasi progetto o tentativo di fuga.” Continua a leggere