“La principessa di Clèves” – Madame de La Fayette – Un approfondimento – Seconda parte

Pressata dal bisogno di tenere lontano da sé il Duca di Nemours per non cadere vittima del sentimento che ella prova per lui e per cercare di impedire ogni possibile contatto che vi potrebbe essere tra loro, la Principessa chiede al marito di trasferirsi in una loro residenza di campagna “…fatta costruire di recente”, adducendo come motivo un generico stato di malessere. E pur contrastando, agli occhi del marito, tale motivazione con l’evidente e fulgida bellezza che ella più che mai promanava, egli acconsente e l’accompagna in quel di Coulommiers, sede di quella loro residenza. E lì giunti quel desiderio di solitudine e di lontananza dalla corte, che la Principessa così insistentemente persegue e manifesta, appare ancor più evidente e ciò insospettisce il Principe che ne chiede espressamente ragione alla moglie: “<<Ah, signora,>> gridò il Principe di Clèves <<il vostro accento, le vostre parole mi fanno capire che avete delle ragioni per desiderare di essere sola; io le ignoro; e vi scongiuro di dirmele!>>”

E sarà proprio in questo frangente che ella, messa alle strette dall’insistenza del marito, metterà in pratica quello che lei stessa si era prefigurata, avverrà cioè, da parte della Principessa, la fatidica “confessione” che costituirà uno dei momenti più altamente drammatici e dolorosi ma, al tempo stesso, più commoventi e “poetici” di tutto il romanzo. Perché per entrambi il prodursi di una ferita lacerante convivrà con una reciproca delicatezza e amorevolezza. Se infatti la Principessa percepisce, soffrendone, tutta l’intima violenza che ella fa al marito nell’avergli fatto intendere, oltretutto con un silenzio il cui non detto dirà più delle parole, che nel suo cuore vi è un altro uomo, il marito, a sua volta, proverà un’infelicità tremenda che lo getterà “…fuor di se stesso”. Tuttavia non vi sarà in nessuno dei due accanimento nei confronti dell’altro.

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“La principessa di Clèves” – Madame de La Fayette – Un approfondimento – Prima parte

La principessa di Clèves” si apre con la fastosa descrizione di quella corte di Enrico II presso cui si svolgeranno le vicende narrate nel romanzo. Una descrizione dove tutto riluce, come fossimo in un mondo incantato fatto di splendore e meraviglie, in cui tutti spiccano per qualità eccelse e padronanza di doti. La dimensione dominante è quella del bello e della bellezza che vengono esaltati per l’unicità e l’irripetibilità con cui si sono incarnati tra coloro che vivono in quella corte. E in tanto mirabolante consesso tutto non può che svolgersi in un clima di appagamento e di godimento.

Nulla manca infatti per potersi quotidianamente gratificare e la vita che lì si conduce è improntata in modo da consentire il massimo compiacimento collettivo. Un mondo dove l’esteriorità è dominante e tutto è esteriorizzato. Un mondo nel quale non sono previste incrinature, contrasti, messe in discussione ma tutto avviene aderendovi incondizionatamente. E’ come se si assistesse ad uno spettacolo in cui pubblico ed attori coincidono in quanto ognuno interpreta la propria parte e, al tempo stesso, è spettatore delle parti altrui in un gioco continuo di reciproche messe a fuoco. Un mantenere le apparenze rispetto a ciò che si è o che si dovrebbe essere, anche se tutti sanno e tutti vedono che non è così, venendo, le apparenze, costantemente scrutate e interpretate. Ed anche di fronte alle evidenze si dissimula, in un gioco calcolato che tiene conto dei propri interessi e delle proprie ambizioni, del proprio tornaconto e delle proprie rivalse, dei propri desideri e del proprio piacere, dei propri tormenti e turbamenti.

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“La principessa di Clèves” – Madame de La Fayette

““La Princesse de Clèves”,…è il primo incontestato capolavoro che vanti la letteratura psicologica in Europa. Senz’altro, è il primo vero <<romanzo moderno>> in ordine di tempo, sebbene abbia visto la luce nel 1678”. (Sibilla Aleramo – “Nota” in Madame de La Fayette – “La principessa di Clèves” – SE – 1997).

“”La principessa di Clèves”…è un testo che occupa un posto di assoluto rilievo nella storia della letteratura ed è stato considerato come il primo romanzo francese, nel senso moderno del termine…[un testo che] ha affascinato lettori di epoche diverse, da Stendhal a Camus.” (Vincenzo Papa – “Introduzione” in Madame de La Fayette –“La principessa di Clèves” – Oscar Mondadori – 2022).

““La principessa di Clèves”, scritto tra il 1672 e il 1678, è a tutti gli effetti da considerarsi il primo vero classico della letteratura francese. Onnipresente nelle antologie degli studenti d’oltralpe, primo tra i testi letterari in programma nei licei e nelle università francesi, da sempre abita il cielo immutabile e perennemente luminoso che il canone riserva alle opere fondamentali, alle stelle fisse della letteratura di tutti i tempi” (Isabella Mattazzi – “Introduzione” in Madame de La Fayette – “La principessa di Clèves” – Neri Pozza – 2014).

…questo non è…il romanzo della coscienza chiara e della volontà lucida: il mondo abissale dei sentimenti rimane incerto, confuso, inconoscibile. Il discorso con cui la principessa cerca di analizzare la propria inquietudine è sempre una riflessione retrospettiva, che interviene troppo tardi e che si esercita ormai invano su gesti impulsivamente compiuti, su atteggiamenti incontrollati e incontrollabili, dettati da una forza sorda e misteriosa;…La stessa varietà delle opinioni, antiche e recenti,…indicano come questo libro sia solo apparentemente semplice, ingannevolmente nitido.” (Fausta Garavini – “Postfazione” in Madame de La Fayette – “La principessa di Clèves” – SE1997)

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