“Il coro della guerra” – AA.VV.

“Il coro della guerra” è un testo di singolare e commovente umanità che raccoglie venti testimonianze di persone che, a vario titolo, hanno “fatto” la guerra (la 2a).

La dolorosa bellezza di queste pagine sta nella viva voce di costoro che, in quanto protagonisti in prima persona, rendono, proprio per il tramite della loro esperienza personale, quanto di più estremo e disumano vi fu in una serie di drammi specifici, all’ interno del dramma epocale della guerra nel suo insieme.I resoconti pur avendo per oggetto circostanze, fatti e contesti entrati nella Storia e presenti nell’ immaginario collettivo della seconda guerra, tuttavia hanno un’impronta originale ed unica perché sono l’esito, oggettivamente esclusivo, di quel singolo protagonista il quale ci offre, con le sue parole, la sua “privata” ricostruzione di quell’ evento.

Si va così dalla ritirata di Russia, agli sbandamenti civili e militari successivi all’8 settembre ’43, dall’eccidio di Marzabotto a quello delle Fosse Ardeatine, dalle deportazioni a Auschwitz e Dachau a quelle nel lager femminile di Rawensbruck , dallo sbarco degli alleati a Salerno a quello in Sicilia, dalla campagna d’Africa all’occupazione della Grecia, dai rimpatri forzosi ai trasferimenti nei campi di prigionia, fino alle esecuzioni naziste nei confronti di chi aderì alla Resistenza.

La narrazione di questi eventi, fatta dai singoli testimoni, assume i contorni di una sorta di figura/sfondo dove la tragedia, lo sguardo e la ricostruzione individuale si stagliano sullo sfondo dell’evento storico in sé, senza far perdere nulla delle proporzioni di quell’ evento, ma amplificando enormemente l’aspetto soggettivo ed interiore, essendo stati, molti di questi testimoni, dilaniati negli affetti più cari, avendo assistito molte volte alla tragedia di vedere familiari, parenti, amici morirgli a fianco e non poter far nulla per impedirlo. Ciò fa assumere al tutto un ancor più amaro sapore di “verità” perché si “sente” parlare dal di dentro dei fatti, ma anche dal “di dentro” di ciascuno di costoro.

Si tratta di persone le più diverse: da graduati dell’esercito italiano a semplici soldati, da civili che si sono trovati “in mezzo” alla guerra a chi aderì alla Resistenza, da sacerdoti, a “politici”, a ebrei deportati nei lager, da familiari di militari a familiari di vittime di rappresaglie naziste, da persone che furono capaci di atti umanitari coraggiosissimi che misero gravemente a repentaglio la loro vita a coloro che furono destinatari di tali atti.

Nessuno di costoro è famoso, se si fa eccezione per Mario Rigoni Stern, ed è questo anche che fa riflettere: come anonime persone e così come loro altre migliaia e migliaia abbiano potuto vivere tutto questo, resistere, sopportare tutto questo e sopravvivere a tutto questo senza essere “professionisti” della guerra, né abituati alla guerra e a quel tipo di patimenti che la guerra comportava: fame, freddo, dolore fisico e psichico, umiliazioni, angosce, paura, rinunce, sacrifici, perdite, morte. Laddove, per questi motivi, a ognuno di costoro e a tanti come loro andrebbero un riconoscimento, un rispetto e una considerazione perenni per quello che hanno fatto, subito, vissuto.

Per molti di essi l’essere riusciti a uscire vivi dalla guerra è stato solo il frutto di un destino benevolo che li ha “graziati” a fronte di tutti quegli altri come loro che non ce l’hanno fatta: per molti di essi si è trattato infatti di un vero e proprio “miracolo” per come il caso ha voluto che le cose andassero. Ma questa “fortuna” che essi hanno avuto oltre a consentirci di sapere tramite loro come sono andate le cose, ha significato, per ognuno di loro, vedersi cambiare la vita per sempre, mutare profondamente se stessi, il proprio modo di sentire, di vedere il mondo, l’esistenza, gli altri, con un lascito interiore “come se fossero ancora lì”.

Mai però il passato, tra queste persone, ritorna in senso regressivo o recriminatorio. In tutti vi è un surplus di umanità e misura, di pudore e discrezione, di assenza di protagonismo, di spirito disinteressato allora come in questi resoconti fatti tanti anni dopo, che rende tutte queste persone, persone veramente da ammirare, quasi che il “miracolo” di essere vivi le illumini di una luce che sa, loro malgrado, di eroico, se pure di un eroismo di cui avrebbero fatto tutti sicuramente e volentieri a meno.

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